Una vita fatta
di persone, viaggi
… e padelle
Commerciale per vocazione,
viaggiatore per passione,
cuoco per istinto,
fotografo per curiosità
creatore di UITUIT per
raccontare ciò che ama.
…non in ospedale, però, ma nella casa dei nonni, in via Arenaccia 99.
la mamma non fece nemmeno in tempo ad arrivare in clinica. Le si ruppero le acque all’improvviso e fu lì, nella stanza della zia Giovannina, che decise di venire al mondo.
La zia Giovannina era la “signorina” di famiglia, sorella della nonna, una donna d’altri tempi con un carattere inconfondibile. Ancora oggi, ricordandola con i suoi ottantacinque anni mentre raccontava di se, a distanza di tanto tempo dalla sua scomparsa, in famiglia si sorride ricordando una delle sue battute preferite:
«Io sono extravergine!»
Era il suo modo ironico di ricordare a tutti di non essersi mai sposata.
Quanto a Carlo, una cosa era già chiara fin dal primo istante: aspettare non rientrava nei suoi programmi.
Del resto, se c’era da scegliere tra la clinica e la casa dei nonni, aveva già preso la sua decisione. Arrivare dove c’era la famiglia, stare tra le persone, senza attendere nessuno.
E, a dire il vero, in tutti questi anni non è cambiato molto.
Quando sente che è il momento giusto, parte.
Poi, semmai, ci pensa ma parte.
Il suo ingresso nel mondo avvenne così, con qualche ora d’anticipo sui piani degli adulti, quasi a voler dire fin da subito che avrebbe preferito scegliere da solo il momento giusto.

Un esordio che, col senno di poi, sembrava già raccontare qualcosa del proprio carattere: un Ariete in piena regola.
La conferma arrivò poco dopo. La signora della porta accanto, entrò in casa per una visita. Carletto, nel frattempo, era riuscito a recuperare di nascosto una pallina da tennis, un oggetto che, per motivi facilmente intuibili, gli era stato proibito. Non ci pensò due volte: gliela lanciò proprio tra i piedi.
Lei perse l’equilibrio e finì a terra. Per fortuna senza conseguenze, a parte un bello spavento.
Lui, invece, osservava la scena con l’innocenza di chi non aveva la minima idea di aver combinato un guaio.
Fu probabilmente il primo incidente diplomatico della sua carriera. Lui aveva un paio di anni, lei qualche anno in più. Vinse la pallina.
Testardo quanto basta, così testardo che, ancora prima di imparare a camminare, rincorreva già il suo segno zodiacale.
E, da qualche parte lassù, quelli dei piani alti avranno sorriso:
«Abbiamo un problema… è nato un Ariete capace di spaventare perfino un altro Ariete.»
Convinto delle proprie idee e con una fantasia inesauribile,
Carlo sviluppa negli anni una naturale predisposizione alle pubbliche relazioni. Insomma, uno di quelli che riesce ad attaccare bottone con chiunque, anche con il vicino (o la vicina, perché no?) di fila al supermercato. Perché Carlo, in fondo, è un’anima innocente: vede nelle persone, prima di tutto, un’occasione per condividere una storia, una risata o semplicemente due parole.
La sua vita lavorativa non è mai stata una linea retta. È stata un viaggio. Ha iniziato come semplice commesso, segretario in agenzia teatrale, poi un giorno si è innamorato della fotografia. Ha preso in mano una macchina fotografica e ha provato a trasformare quella passione nel proprio mestiere. Ci è riuscito? In parte sì, in parte no.

Ma poco importa. Ogni esperienza gli ha insegnato qualcosa e lo ha fatto crescere. Ha sempre creduto nelle passioni, perché, come ricordava Confucio:
«Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno della tua vita.»
È una frase che, ancora oggi, continua ad accompagnare il suo cammino.
Successivamente entra nel mondo della rappresentanza commerciale come agente e rappresentante di commercio, iscritto all’Enasarco.
“Il commercio e le relazioni con le persone diventano il filo conduttore della sua vita.”
Persino quando lavorava come addetto in un distributore di carburanti, per darsi un tono raccontava con assoluta serietà:
“Lavoro come addetto alle pubbliche relazioni di una compagnia petrolifera.”

Tecnicamente non era proprio una bugia… diciamo che era una descrizione decisamente creativa del suo lavoro.
Ogni esperienza è stata un tassello. Ogni incontro ha lasciato qualcosa.
Dalle prime vendite ai viaggi nel mondo, il filo conduttore è sempre stato uno solo:

Negli anni continua a cambiare incarichi e aziende, sempre nel settore commerciale, fino a raggiungere una posizione stabile come direttore vendite di una compagnia telefonica.
Non male per uno che, solo pochi anni prima, girava per il proprio quartiere facendo tentata vendita con marchi importanti come San Carlo Gruppo Alimentare prima e Giglio S.p.A. poi..
Ogni esperienza, ogni cliente e ogni metro percorso contribuiscono ad arricchire il suo bagaglio professionale, ma soprattutto quello umano. Poi arriva una nuova avventura. Questa volta all’estero.
Cominciò così un periodo intenso, fatto di continui viaggi tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti.
Per circa due anni la sua vita seguì un ritmo ben preciso: quindici giorni in Italia e quindici giorni a Dubai.
Quei 5.200 chilometri che separano i due Paesi, attraversando il Mediterraneo e il deserto, diventarono presto parte della normalità.
Per molti sarebbe stato un viaggio estenuante.
Per Carlo, invece, era quasi come prendere l’autobus per raggiungere l’altra parte della città. Non gli pesava affatto. Anzi, ogni partenza aveva il sapore di una nuova opportunità e ogni rientro quello di un nuovo punto di partenza.
Negli Emirati Arabi Uniti entrò nel settore finanziario, collaborando per circa due anni con importanti realtà internazionali.

Fu un’esperienza che gli permise di confrontarsi con culture diverse, nuovi mercati e una realtà professionale in continua evoluzione.
Da quel momento il mondo sembrò improvvisamente molto più piccolo.

Per lavoro visita numerosi Malesia (Kuala Lumpur) – Indonesia (Bali – Kawah Ijen), Egitto (Cairo), Giordania (Amman), Kuwait (Kuwait City), Siria (Damasco), Ukraina (Kiev), Libano (Beirut) prima delle rispettive guerre, Inghilterra (Nottingham – Londra), Belgio (Anversa-Bruxelles) , Austria (Vienna) Olanda (Eindhoven), Germania (Berlino, Monaco, Stoccarda), Francia (Parigi, Lione, Montpellier, Cannes), Principato di Monaco (Montecarlo), USA (Orlando), Malta, Spagna (Barcellona), Svizzera (Zurigo, Losanna, Ginevra, Lugano), Liechtestein, Ungheria (Budapest, Seghedino) , Grecia (Corfù, Kos), Romania (Bucarest), Montenegro (Tivat), Polonia (Katowice) Bosnia (Sarajev), Albania (Tirana, Durazzo, Valona, Saranda), Croazia (Zagabria), Senegal (Dakar), Seychelles (Victoria), Marocco (Casablanca, Marrakech), Gibilterra , Turchia (Istanbul, Pammukkale, Bodrum), Cina (Pechino), Russia (Mosca).
Precisamente: 35 Paesi e oltre 50 destinazioni visitate. Riconosco che una lista così precisa non fosse strettamente necessaria, ma fidatevi: a 64 anni l’ho considerata anche un ottimo esercizio di memoria…
Proprio in Turchia ottiene il Vergi Kimlik Numarası (VKN), il numero fiscale turco che permette anche agli stranieri di aprire conti bancari, svolgere attività economiche e acquistare immobili.
In pratica, per un periodo Carlo diventa ufficialmente “turco”… almeno dal punto di vista fiscale.

Arrivò il Covid.
Come milioni di persone, anche Carlo si ritrovò improvvisamente chiuso in casa.
Per uno che aveva sempre vissuto tra clienti, viaggi, autostrade e aeroporti, quel silenzio sembrava quasi irreale.
Davanti aveva due possibilità.
Guardare il soffitto.
Oppure cucinare.
«La scelta fu praticamente obbligata.»
Da quel momento la cucina si trasformò nel suo laboratorio. Cominciò a preparare ogni genere di piatto: ricette tradizionali, esperimenti, varianti personali, dolci, primi, secondi... Qualsiasi cosa potesse nascere dall'incontro tra fornelli, curiosità e fantasia.
La famiglia, inizialmente entusiasta, accettò con piacere il ruolo di assaggiatrice ufficiale.
Dopo qualche settimana, però, venne convocata una vera e propria riunione di famiglia.
«Carlo... adesso basta!»
Non perché cucinasse male.
Anzi.
Il problema era esattamente il contrario. Era tutto troppo buono. Tra assaggi, bis e continui «Dimmi se manca un po' di sale...», il rischio non era più quello di prendere il Covid, ma una taglia in più.
Fu proprio in quei giorni che nacque un'idea.
Se non poteva viaggiare, poteva raccontare.
Se non poteva incontrare persone, poteva condividere esperienze.
Così, quasi per gioco, nacque UITUIT. Quello che doveva essere un semplice passatempo divenne il luogo dove ricette, ricordi, viaggi, tradizioni e incontri iniziarono a trasformarsi in storie.
Ma anche il nome aveva una sua piccola storia. Un giorno ero con il mio amico Alfonso e gli dissi: «Alfò, devo trovare il nome per un sito che ho in mente di realizzare. Che ti viene in mente? Però fa’ ampress’, fai presto…» Lui, con la sua naturale inflessione napoletana, rispose:
«Vit vit…»
Quelle due parole richiamavano il francese «vite, vite», cioè «presto, presto». Ma dette così, velocemente, alle mie orecchie suonarono quasi come «uit uit».
E lì mi si accese la lampadina.
«Mmh… mi piace», pensai.
Presi quel suono, unii le due parti e nacque:
UITUIT
Solo tempo dopo scoprii una cosa curiosa: quella stessa parola esisteva già, da qualche altra parte nel mondo e con un significato completamente diverso.
Non ne sapevo nulla quando scelsi il nome.
E, a pensarci bene, questa coincidenza mi piace.
Perché UITUIT, per me, resterà sempre legato a quella conversazione con Alfonso e a quel suono rimasto in testa.
C’è perfino un piccolo paradosso: il nome nasce da un’espressione legata alla fretta, mentre UITUIT invita a fare esattamente il contrario.
A fermarsi. A ricordare. A raccontare.
Fu questa la domanda che cambiò tutto.
Se non poteva più viaggiare, poteva raccontare. Se non poteva incontrare persone, poteva condividere esperienze.
C’era però un piccolo problema: di siti internet non sapeva assolutamente nulla.
Così iniziò a studiare WordPress da autodidatta. Un errore dopo l’altro. Una pagina dopo l’altra. Un problema risolto alla volta.
Grafica. Fotografia. Scrittura. SEO. Design. Ottimizzazione.
Giorno dopo giorno imparò tutto ciò che gli serviva fino a realizzare completamente da solo il progetto editoriale UITUIT.
È il risultato di oltre quarant’anni di esperienze,
Ogni articolo nasce da qualcosa di realmente vissuto. Una ricetta preparata in cucina. Un viaggio. Un ricordo. Una tradizione di famiglia. Una storia incontrata lungo il cammino.
Il 95% delle fotografie pubblicate è stato realizzato o elaborato personalmente. Ogni ricetta viene cucinata, fotografata, assaggiata e solo dopo raccontata.
Anche le fotografie di viaggio raccontano luoghi realmente visitati.
Le storie non sono costruite: nascono da esperienze, incontri, ricordi e luoghi realmente vissuti.
Le immagini possono essere originali, elaborate o ricostruite per accompagnare il racconto, ma ciò che viene raccontato parte sempre da qualcosa di autentico.
Un primo obiettivo? Raccogliere i primi 200 UIT più belli e farne un libro!
Partecipa anche TU, è Gratis!!
Grazie di essere arrivato fin qui.