«Lei DEVE cambiare il modem». La telefonata che arrivò da quattro città

Da Trieste a Bassano del Grappa in pochi minuti: una telefonata sospetta, un po' di cazzimma napoletana e tutto quello che conviene sapere per riconoscere, evitare e bloccare le truffe telefoniche.

Erano circa le 13.
Ero in cucina, alle prese con i fornelli e con la preparazione del pranzo, quando squillò il telefono.
Guardai il display.
Un numero fisso.
+39 040. Trieste.
Istintivamente pensai:
“Mhhhh… una truffa telefonica appena prima di pranzo?”
E vediamo questi che vogliono.
Risposi.

La pasta e patate in cotturaDall’altra parte una voce maschile, calma, distinta, educata.

L’uomo si presentò come un operatore TIM, sezione casa.

La cosa, almeno inizialmente, non mi sembrò così strana. A casa abbiamo effettivamente TIM.

Mi spiegò che sulla linea avrebbero potuto verificarsi alcuni problemi e che avrei dovuto prestare attenzione al modem, perché il Wi-Fi avrebbe potuto cominciare a funzionare male.

Lo ringraziai.

«Al momento funziona tutto perfettamente.»

Pensavo che la conversazione sarebbe terminata lì.

Invece continuò.

E più parlava, più qualcosa cominciava a non convincermi.

Non era ancora ciò che diceva.

Era il modo.

Quel modo di prolungare la conversazione apparentemente senza arrivare mai al punto, mentre io continuavo a chiedermi:

Ma questo dove vuole andare a parare?

Nel frattempo erano già trascorsi più di due minuti.

E poi, finalmente, ci arrivò.

Quel «DEVE» fu il suo primo errore

Il tono cambiò.

Non molto, ma abbastanza.

«Lei DEVE assolutamente cambiare il modem e lo dobbiamo fare adesso, altrimenti rischia di perdere l’offerta.»

Il modem TIM

Mi fermai.

Anche con quello che stavo facendo ai fornelli.

DEVE.

Ricordate questa parola.

Perché fino a pochi secondi prima quell’uomo avrebbe dovuto essere un operatore che mi stava cortesemente informando di un possibile problema tecnico.

Adesso era diventato qualcuno che pretendeva che prendessi immediatamente una decisione.

E qui entrarono in gioco alcuni fattori che, nel bene e nel male, mi caratterizzano.

Anni di esperienza che mi hanno insegnato a riconoscere situazioni poco limpide.

Un certo sesto senso.

Permettetemi anche un po’ di cazzimma napoletana,

Quella particolare capacità di ascoltare qualcuno e, mentre parla, cercare già di capire quale sarà la sua prossima mossa. Il tutto per preparare una contromossa, possibilmente condita con sarcasmo, ironia e un pizzico di cattiveria.

E siccome UITUIT è anche un sito di ricette, alla voce cattiveria possiamo tranquillamente scrivere:

q.b. = quanto basta.

E poi c’è un ultimo elemento.

Sono dell’Ariete.

Cosa c’entra?

Probabilmente niente.

Ma provate a dire a un Ariete che DEVE fare qualcosa, immediatamente, perché lo avete deciso voi.

Nel mio caso il risultato non fu esattamente diplomatico.

L’operatore TIM perse improvvisamente un cliente molto paziente

Ormai avevo capito che qualcosa non tornava.

Un vero operatore del mio gestore avrebbe potuto informarmi di un problema, illustrarmi una soluzione, indicarmi eventualmente come procedere.

Ma perché avrei dovuto cambiare un modem che funzionava perfettamente?

E soprattutto:

perché avrei dovuto farlo in quel preciso momento, durante una telefonata che non avevo richiesto?

Avevo ormai il forte sospetto che il percorso della conversazione sarebbe proseguito con richieste di dati personali, informazioni contrattuali o dati di pagamento.

È il meccanismo tipico di ciò che viene definito vishing, una forma di phishing realizzata attraverso una telefonata: qualcuno assume un’identità credibile e cerca di spingere la vittima a fornire informazioni o a compiere determinate operazioni.

La Polizia di Stato continua a mettere in guardia proprio da telefonate di questo tipo: il chiamante può fingersi un operatore telefonico, un impiegato di banca o perfino un appartenente alle Forze dell’Ordine e costruire una situazione di urgenza per ottenere credenziali, codici OTP, PIN, dati bancari o trasferimenti di denaro.

Ma quel giorno l’operatore aveva scelto la persona sbagliata.

Avevo inoltre riconosciuto nella sua voce una cadenza campana che cercava, anche piuttosto bene, di mascherare dietro un italiano molto controllato.

E allora cambiai lingua anch’io.

Passai direttamente al napoletano.

Diciamo che non fui diplomatico

Vorrei raccontarvi esattamente ciò che gli dissi.

Renderebbe certamente questo racconto più autentico.

Il problema è che fui talmente offensivo che, ripensandoci, quasi mi pentii di averlo trattato in quel modo.

Quasi.

Gli dissi comunque tutto quello che pensavo di lui, della telefonata, del modem, della fantomatica offerta e probabilmente coinvolsi verbalmente anche qualche

 suo parente che non aveva alcuna responsabilità nell’accaduto.

Alla fine, tanta era la rabbia che mi aveva fatto salire, gli chiusi il telefono in faccia.

Pensai:

finita.

Macché.

Trieste, Conegliano Veneto, Lodi, Bassano del Grappa

Passarono pochissimi secondi.

Il telefono squillò nuovamente.

Guardai il display.

Questa volta non era più 040.

Cercare di capire chi ti sta chiamando

0438. Conegliano Veneto.

Mi fermai un istante.

Poco prima Trieste.

Adesso Conegliano.

Pensai:

Vuoi vedere che è di nuovo l’operatorino?

Risposi.

Non ebbi praticamente neanche il tempo di dire «pronto?».

Era lui.
La stessa voce.
E riprese quasi dal punto esatto in cui lo avevo interrotto.
Solo che adesso non stava più recitando la parte dell’operatore TIM.

Cominciò, anzi, continuò a insultarmi.
Poi arrivarono anche le minacce.

Mi disse che sarebbe venuto a prendermi a casa, che non sapevo con chi avevo a che fare e continuò a inveire contro di me.

Il problema del modem, evidentemente, non sembrava più così urgente.

Gli chiusi nuovamente il telefono in faccia.

E bloccai il numero.

Passò circa un minuto.

Ancora una chiamata.

0371. Lodi.

Questa volta non risposi nemmeno.

Bloccai anche quello.

Altri due minuti.

Di nuovo il telefono.

0424. Bassano del Grappa.

A quel punto risposi quasi per curiosità.

Ormai volevo soltanto una conferma.

Era ancora lui.

Continuava a insultarmi.

Ma la situazione, a quel punto, aveva cominciato quasi a divertirmi.

Perché quell’uomo, accecato dalla voglia di avere l’ultima parola, stava facendo esattamente quello che non avrebbe mai dovuto fare.

Mi stava mostrando il giochetto.

040, Trieste.

0438, Conegliano Veneto.

0371, Lodi.

0424, Bassano del Grappa.

Quattro zone d’Italia nel giro di una manciata di minuti.

Prefissi telefoniciSempre la stessa voce.

A quel punto gli feci capire, con parole probabilmente meno eleganti di quelle che sto usando adesso, che nella foga di rispondermi aveva finito per smascherare da solo il meccanismo.

Era passato da Trieste a Conegliano, poi a Lodi e infine a Bassano del Grappa con una rapidità impressionante.

Mi venne spontaneo pensare:

«E chi si’? Flash?»

Il numero che vediamo non è necessariamente il numero di chi chiama

Naturalmente quella sequenza, da sola, non mi permetteva di sapere dove si trovasse realmente quell’uomo né quale tecnologia stesse utilizzando.

Questo non dimostrava, da solo, che stesse utilizzando lo spoofing.

Dimostrava però qualcosa di altrettanto importante: il numero apparso sul display non bastava a stabilire l’origine reale della chiamata.

Ed è qui che entra in gioco un’altra parola da conoscere:

Spoofing

Il CLI spoofing consiste nella manipolazione dell’identificativo del chiamante, cioè dell’informazione che permette al nostro telefono di mostrarci il numero dal quale sembra provenire la chiamata.

In parole molto semplici:

quello che appare sul display può non corrispondere a chi sta realmente chiamando.

È esattamente per questo motivo che vedere +39 040 non significa automaticamente che qualcuno stia telefonando da Trieste, così come vedere 02 sul display non garantisce che la chiamata provenga realmente da Milano.

AGCOM ha introdotto specifici filtri anti-spoofing. Dal 19 agosto 2025 vengono bloccate le chiamate provenienti dall’estero che si presentano con numerazioni fisse italiane contraffatte; dal 19 novembre 2025 il sistema è stato esteso anche alle numerazioni mobili italiane, con l’eccezione dei cellulari realmente utilizzati in roaming.

E le dimensioni del fenomeno sono impressionanti: nei primi undici giorni di applicazione del filtro alle numerazioni mobili, AGCOM ha riferito il blocco di 49,3 milioni di chiamate illecite.

Significa però che il problema è risolto?

Purtroppo no.

Lo stesso AGCOM ha sottolineato che il fenomeno può spostarsi verso numerazioni internazionali e che resta necessario contrastare anche lo spoofing originato all’interno dell’Italia.

Quindi la tecnologia può aiutarci.

Ma una parte della difesa deve continuare a farla chi tiene il telefono in mano.

Come riconoscere una telefonata sospetta

Non esiste una frase magica che permetta di riconoscere ogni tentativo di truffa. Esistono però alcuni segnali che dovrebbero farci drizzare immediatamente le antenne:

  • crea urgenza: «deve farlo adesso», «l’offerta scade», «il conto verrà bloccato», «c’è un problema sulla linea»;
  • cerca di conquistare credibilità mostrando di conoscere già qualche nostra informazione, ma poi ci chiede dati che l’azienda che dice di rappresentare dovrebbe possedere;
  • vuole informazioni riservate: password, PIN, codici OTP, dati della carta o altre credenziali;
  • cerca di guidarci mentre utilizziamo banca, computer o smartphone, magari chiedendoci di effettuare bonifici, spostare denaro o «metterlo al sicuro»;
  • non vuole lasciarci il tempo di verificare: reagisce male se proponiamo di chiudere la telefonata e richiamare attraverso un numero ufficiale.

Quest’ultimo, per me, è il segnale più importante.

Il truffatore ha bisogno della nostra fretta.
Noi dobbiamo togliergliela.

La regola più semplice: chiudere e richiamare noi

Se qualcuno telefona dicendo di chiamare dalla vostra banca, dal vostro gestore telefonico, dall’azienda elettrica, dalle Poste o da qualsiasi altra organizzazione con cui avete realmente un rapporto, non serve litigare come feci io.

Anzi, possibilmente evitatelo.

Basta dire:

«Grazie. Verifico direttamente con l’azienda.»

Poi si chiude la chiamata.

E si contatta l’azienda utilizzando il numero ufficiale trovato sul sito, sull’app, sulla bolletta o sulla carta, mai un numero comunicato dall’interlocutore.

La Polizia di Stato raccomanda esattamente questo comportamento nelle telefonate sospette e ricorda che il numero visualizzato sul telefono, proprio a causa dello spoofing, non costituisce da solo una garanzia sull’identità di chi chiama.

È un gesto semplicissimo.

Ma cambia completamente il rapporto di forza.

A quel punto non è più il chiamante a controllare la conversazione.

Siamo noi.

E per le chiamate commerciali?

C’è il Registro Pubblico delle Opposizioni

Naturalmente non tutte le chiamate indesiderate sono tentativi di truffa.

Molte sono semplicemente telefonate commerciali.

Per ridurle esiste il Registro Pubblico delle Opposizioni, al quale possono essere iscritti gratuitamente sia numeri fissi sia cellulari.

L’iscrizione annulla i precedenti consensi al telemarketing e alla cessione a terzi dei dati per finalità pubblicitarie. Vale sia per le telefonate effettuate da operatori umani sia per le chiamate automatizzate, le cosiddette robocall.

Ci sono però delle eccezioni.

Possono continuare a essere consentite alcune chiamate collegate a rapporti contrattuali in essere o cessati da non più di 30 giorni, oltre alle comunicazioni per le quali abbiamo fornito un nuovo consenso dopo l’iscrizione.

Se nel tempo abbiamo concesso nuovi consensi pubblicitari, possiamo utilizzare la funzione Rinnovo del Registro per revocarli nuovamente.

Le richieste vengono gestite entro un giorno lavorativo e acquistano efficacia entro 15 giorni.

Il Registro è quindi molto utile contro il telemarketing legale che deve rispettare le regole.

Non bisogna però confonderlo con uno scudo tecnologico contro i criminali.

Chi sta già violando la legge difficilmente si farà intimorire dal fatto che il nostro numero sia iscritto a un registro.

Bloccare i numeri serve. Ma c’è un limite

Io, quel giorno, bloccai uno dopo l’altro:

040…
0438…
0371…
0424…

Era la cosa più logica da fare.

Ma la mia stessa esperienza dimostra il limite del blocco individuale.

Se chi telefona dispone di altre numerazioni o riesce a far apparire numeri differenti, bloccarne uno non significa necessariamente aver bloccato chi c’è dietro.

Serve comunque, soprattutto contro numerazioni moleste ricorrenti.

Su iPhone

Apple permette di bloccare singoli numeri e dispone inoltre di sistemi per identificare, filtrare o silenziare le chiamate provenienti da numeri sconosciuti o segnalati come indesiderati.

Le chiamate silenziate possono essere indirizzate alla segreteria e restano consultabili. Sui sistemi più recenti esiste anche la possibilità di chiedere a un chiamante sconosciuto il motivo della telefonata prima che il telefono squilli.

Bisogna però usarli con buon senso.

Un numero che non abbiamo in rubrica potrebbe appartenere al corriere che deve consegnarci un pacco, a uno studio medico, a un ristorante, a un professionista o semplicemente a qualcuno che abbiamo interesse a sentire.

Su Android

Sugli smartphone che utilizzano l’app Telefono di Google è disponibile la funzione ID chiamante e protezione antispam, che può segnalare numerazioni considerate sospette e, sui dispositivi compatibili, filtrare automaticamente alcune chiamate indesiderate.

È inoltre possibile bloccare e segnalare manualmente un numero come spam.

Attenzione a una piccola differenza importante: l’opzione Android per bloccare i numeri sconosciuti può riferirsi ai numeri privati o non identificati, non necessariamente a qualunque numero non presente nella propria rubrica. Le funzioni possono inoltre cambiare a seconda del produttore del telefono.

Esistono anche applicazioni esterne che utilizzano database di segnalazioni per identificare potenziali call center e numeri sospetti.

Possono essere utili.

Prima di installarle, però, controllerei sempre quali autorizzazioni richiedono e quali dati vengono raccolti. Per proteggerci da una telefonata indesiderata non è necessario regalare la nostra rubrica a mezzo pianeta.

Se continuano a chiamare, possiamo anche segnalarli

Chi è iscritto al Registro Pubblico delle Opposizioni e continua a ricevere telefonate di telemarketing illecite può utilizzare il servizio telematico messo a disposizione dal Garante per la protezione dei dati personali.

Nella segnalazione è utile indicare numero chiamato, numero del chiamante quando disponibile, data, ora, azienda dichiarata e contenuto della proposta commerciale. È possibile segnalare anche le cosiddette telefonate mute.

Diverso è il caso di una telefonata che comporti una vera frode, sottrazione di denaro o minacce.

In situazioni del genere è utile conservare cronologia delle chiamate, numeri, SMS, eventuali screenshot e ogni altro elemento disponibile e rivolgersi alle autorità.

E se abbiamo già comunicato dati di una carta, credenziali o codici bancari, non bisogna aspettare: si contatta immediatamente la banca o l’emittente della carta attraverso i canali ufficiali. La tempestività può fare una differenza enorme.

Il vero antidoto non è diventare diffidenti di tutti

Ripensando a quella telefonata, il dettaglio più interessante non è che il primo numero avesse prefisso +39 040.

Non è neppure che l’uomo conoscesse il nome del mio gestore.

È la sequenza che utilizzò.

Problema.

Il modem potrebbe avere problemi.

Preoccupazione.

Potrei perdere qualcosa.

Urgenza.

Bisogna intervenire immediatamente.

Obbligo.

Lei DEVE farlo adesso.

È lì che bisogna fermarsi.

Perché possiamo installare filtri antispam.

Possiamo iscriverci al Registro delle Opposizioni.

Possiamo bloccare decine di numeri.

Possiamo beneficiare dei sistemi anti-spoofing introdotti dagli operatori.

Ma esiste ancora una difesa straordinariamente efficace che non richiede alcuna applicazione.

Prendersi cinque minuti.

Chiudere la telefonata.

Controllare.

Richiamare noi.

Quel giorno stavo semplicemente preparando il pranzo.

Avevo risposto perché sul display compariva un normalissimo numero di Trieste.

Pochi minuti dopo lo stesso uomo era riuscito, almeno sullo schermo del mio telefono, a telefonarmi da Trieste, Conegliano Veneto, Lodi e Bassano del Grappa.

Il modem continuò tranquillamente a funzionare.

Il modem contentoE l’operatorino, dopo il suo velocissimo giro d’Italia, sparì.

Forse aveva finito le città.

O forse aveva finalmente capito che, per quel giorno, Flash poteva anche riposarsi.

E io, finalmente, potei tornare alla mia pasta e patate con la provola.

La mia pasta e patate

Che, per fortuna, non aveva bisogno di cambiare modem.

Fonti:

AGCOM · Polizia di Stato · Garante per la protezione dei dati personali · Registro Pubblico delle Opposizioni · Supporto Apple · Supporto Google
 

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