Ci sono persone che il tempo non riesce ad allontanare da noi.
La mamma è una di queste.
E più passano gli anni, più scopriamo quanto possa mancarci, anche quando abbiamo imparato a vivere senza chiedere niente a nessuno.
Qualche giorno fa ho ascoltato una versione di Mamma, la celebre canzone di Cesare Andrea Bixio e Bixio Cherubini, portata al successo da Beniamino Gigli nel 1940.
Ascoltala qui, se vuoi, lascia che accompagni la lettura di questo racconto

Una di quelle melodie che conosci da sempre, anche se non ricordi quando l’hai sentita per la prima volta.
Mi sono fermato ad ascoltarla.
E mi è venuta voglia di scrivere.
Non tanto della canzone, ma di quella figura straordinaria che accompagna la nostra esistenza, anche quando non c’è più.
La mamma.
Una parola semplicissima.
Forse la prima che impariamo a pronunciare.
E una delle poche che continuiamo a ripetere dentro di noi per tutta la vita.
Quelle piccole cose che diventano immense
«Hai mangiato?»
«Dai, andiamo a letto, che devi riposare.»

Ero il primo figlio, le davo un bel da fare, la stancavo e alla fine si addormentava anche lei.
Forse perché io da bambino ero leggermente “birichino”?
E dire che birichino è soltanto un eufemismo.
Mio padre, ancora oggi, mi ricorda che da piccolo mi chiamava affettuosamente «’o scurnacchiatiello».
Che, tradotto dal napoletano, significa più o meno «piccolo scornacchiato».
E, conoscendo le mie imprese di allora, devo ammettere che qualche ragione ce l’aveva.
Poi siamo cresciuti.
«Quando arrivi, fammi uno squillo.»
Quante volte abbiamo sentito queste parole?
Da ragazzi ci facevano sbuffare.
«Mamma, ho capito!»
Magari rispondevamo anche male.
Oggi, per qualcuno, sentire ancora una volta quella voce sarebbe il regalo più bello del mondo.
Perché quando una mamma non c’è più, non mancano soltanto i grandi momenti.
Mancano soprattutto le piccole cose che credevamo sarebbero esistite per sempre.
Un profumo in cucina.
Il rumore delle sue ciabatte per casa.
Ma anche il sibilo di quelle stesse ciabatte quando prendevano il volo, per farti capire che avevi combinato qualcosa che non dovevi.
E finché erano quelle morbide, tutto sommato, ti andava pure bene.
Ma c’è qualcuno che ricorda che certe mamme, in casa, portavano gli zoccoli di legno.
Ecco, in quel caso non era più un rimprovero.
Era artiglieria pesante!
Eppure, a ripensarci oggi, persino quelle ciabatte che volavano sono diventate ricordi capaci di strapparci un sorriso.
Come il modo tutto suo che aveva mamma di chiamarci per nome.
Perché certe volte basta davvero niente.
Una ricetta.
Una canzone alla radio.
Una vecchia fotografia.

Eccola di nuovo lì.
Perché più invecchiamo, più ci manca la mamma?
Questo è il paradosso che mi ha fatto riflettere.
Da bambini abbiamo bisogno di lei per qualsiasi cosa.
Da ragazzi vogliamo la nostra indipendenza.
Da adulti costruiamo una vita, affrontiamo problemi, prendiamo decisioni, diventiamo magari genitori e poi nonni.
Arriviamo a sessanta, settanta, ottant’anni.
Dovremmo aver imparato tutto.
E invece, qualche volta, sentiamo il bisogno della mamma più di quando eravamo bambini.
Come mai?
Forse perché da giovani guardiamo soprattutto avanti.
Abbiamo fretta di crescere, di partire, di dimostrare chi siamo.
Poi, con il passare degli anni, cominciamo anche a guardarci indietro.
E comprendiamo qualcosa che prima ci sfuggiva.
La mamma non conosceva soltanto la persona che siamo diventati.
Conosceva quella che eravamo prima ancora di diventare qualcuno.

Prima del lavoro, dei successi, degli errori, delle preoccupazioni.
Conosceva le nostre paure quando non sapevamo nemmeno dare loro un nome.
E forse è proprio questo che cerchiamo, andando avanti negli anni.
Qualcuno davanti al quale non fosse necessario dimostrare niente.
Una madre per cento figli
C’è un vecchio proverbio popolare che dice:
«Una madre campa cento figli, ma cento figli non campano una madre.»
È un detto severo, forse perfino ingeneroso verso i figli.
Ma contiene una riflessione profonda.
Una madre può trascorrere una vita intera a preoccuparsi dei propri figli, anche quando questi sono ormai abbastanza grandi da preoccuparsi per lei.
Non significa che tutti i figli amino meno.
Significa che spesso comprendiamo davvero la grandezza di ciò che abbiamo ricevuto soltanto quando impariamo quanto sia difficile donarlo.
E a volte vorremmo tornare indietro.
Non per cambiare chissà cosa.
Soltanto per avere un po’ più di pazienza.
Per ascoltare una storia già sentita cento volte.
Per rispondere con dolcezza a quella telefonata arrivata proprio mentre eravamo occupati.
Per dire qualche «ti voglio bene» in più.
Chi ha ancora la mamma e chi non ce l’ha più
Chi ha ancora la mamma possiede qualcosa che, nella confusione delle giornate, rischia di dare per scontato.
La possibilità di sentirne la voce.
Di farle una domanda.
Di raccontarle una sciocchezza.
Perfino di litigarci e fare pace.
Chi non ce l’ha più vive invece un’esperienza che non sempre riesce a spiegare.
Ci sono giorni in cui il dolore sembra lontano.
Poi succede qualcosa.
Una bella notizia.
Un problema.
Una cosa buffa che soltanto lei avrebbe capito.
E per un istante viene spontaneo pensare:
«Questa la devo raccontare a mamma.»
Poi arriva il silenzio.
E non importa quanti anni siano passati.
Quella mancanza trova sempre un modo per farsi sentire.
Non tutte le mamme sono state perfette. Non tutte le storie familiari sono state semplici.
Ma per chi ha conosciuto quell’amore, il ricordo può restare una presenza profondissima.
In psicologia si parla anche di legami che continuano dopo una perdita.
Io, molto più semplicemente, penso che certe persone finiscano per diventare parte di ciò che siamo.
Le ritroviamo nei nostri gesti.
Nelle parole che usiamo.
Perfino nel modo in cui vogliamo bene agli altri.
Mamma, volevo dirti una cosa…
A chi ha ancora la fortuna di avere la mamma vorrei dire una cosa.

Chiamala.
Anche senza un motivo.
Anche se sai già che ti chiederà se hai mangiato.
E a chi non ce l’ha più vorrei dire di continuare a raccontarla.
Perché una persona ricordata con amore non appartiene soltanto al passato.
Continua a vivere anche nelle parole di chi l’ha conosciuta.
Forse è questo che ho sentito ascoltando quella vecchia canzone.
Che possiamo andare lontano, cambiare città, attraversare il mondo, invecchiare e diventare persone completamente diverse.
Ma dentro di noi resta sempre un bambino che conosce la strada di casa.
E forse, soltanto crescendo, comprendiamo che la mamma non ci stava sempre vicino perché avevamo bisogno di lei.
A volte voleva semplicemente esserci.
Come quella mamma della vignetta che, quando il suo piccolo le dice:
«Vedi, mamma? Non ci sono pericoli.»
risponde:
«Hai ragione. Volevo solo farti compagnia.»

Forse l’amore di una mamma è anche questo.
Restare accanto a noi, persino quando abbiamo imparato a camminare da soli.
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7 risposte
Quanta verità in questo racconto, manca tanto anche a me. Ogni giorno e sempre di più.
Ammiro la maniera in cui descrivi la tua infanzia e la tua crescita, devi essere un uomo con tanta serenità e saggezza.
Complimenti, io ti leggo volentieri.
Buon lavoro
Ovviamente ho pianto
Grazie Carlo con questi uituit accendi dei ricordi di infanzia felici e racconti ai più giovani come si viveva prima.
Si vede che l’intelligenza artificiale che ha posto queste parole. Si sente davvero quest’anima nelle parole, che saggezza Signore. Buona fortuna, è un grande piacere leggerti!
Veramente l’intelligenza artificiale mi ha aiutato nell’ elaborazione delle immagini, come renderle più nitide, portarle nello standard 16:9 per uniformare le dimensioni a tutte le immagini esistenti, mi ha aiutato a correggere qualche errore grammaticale e di punteggiatura che inevitabilmente ad un umano può scappare ma il racconto è un espressione del mio pensiero. Caro Max, c’è Carlo dietro al racconto non A.I.
In effetti chiedo scusa. Ho omesso di mettere il NON nella frase. Volevo dire “Si vede che NON è l’intelligenza artificiale che ha posto queste parole. Si sente davvero la tua anima nelle parole del post.
Ecco, così è corretto. Pardon.
Quanto è vera questa frase Nn si smette mai di essere figli ❤️ la morte può dividere ma l amore resta x l’eternità grazie Carlo… sono coccole x il cuore le tue parole