Virgilio a Napoli non era esattamente un turista.
Ci arrivò da giovane, studiò filosofia, rimase affascinato dalla città e finì per legare il proprio nome a Napoli in un modo che probabilmente nemmeno lui avrebbe potuto immaginare.
Perché una cosa è essere ricordati come uno dei più grandi poeti latini.
Un’altra è diventare, qualche secolo dopo, un mago capace di proteggere Napoli con un uovo.
E a Napoli, naturalmente, riuscì a fare entrambe le cose.
Prima del mago c’era il poeta
Intorno alla metà del I secolo a.C., Virgilio lasciò il tumulto di Roma e frequentò a Napoli la scuola epicurea di Sirone, uno dei maestri di filosofia più importanti dell’ambiente napoletano dell’epoca.
Napoli gli piaceva.
E parecchio.
Alla fine delle Georgiche arrivò a ricordarla come “dulcis Parthenope”, la dolce Partenope, mentre raccontava gli anni trascorsi dedicandosi agli studi.
Poi, naturalmente, c’è anche chi sostiene che Virgilio fosse un accanito tifoso del Napoli e che, nelle interminabili discussioni calcistiche con Dante, tifoso della Fiorentina, allora naturalmente non ancora Fiorentina, siano nati perfino alcuni spunti per i cantici della Divina Commedia.

Attendibilità storica: praticamente zero.
Attendibilità napoletana: altissima.
Insomma, quando Dante secoli dopo sceglierà Virgilio come guida nella Divina Commedia, prenderà come accompagnatore uno che con Napoli aveva già una certa confidenza.
Altro che Google Maps.
Poi Napoli fece quello che sa fare benissimo
Prese un personaggio storico.
Lo conservò.
Lo raccontò.
E, con il passare dei secoli, gli aggiunse qualcosa.
Nel Medioevo Virgilio cominciò infatti a trasformarsi nell’immaginario popolare napoletano in Virgilio Mago.
Non più soltanto il poeta dell’Eneide.
Una specie di sapiente capace di prodigi, protezioni e incantesimi legati alla città.
Ed è qui che arriviamo a una delle leggende napoletane più famose.
L’uovo di Virgilio
Secondo la tradizione medievale, Virgilio avrebbe nascosto nelle profondità della fortezza sull’isolotto di Megaride un uovo magico.

La leggenda racconta che l’uovo fosse custodito in una caraffa, a sua volta protetta all’interno di una gabbia, e nascosto in un luogo segreto del castello.
Finché fosse rimasto integro, Napoli e il castello sarebbero stati al sicuro.
Se si fosse rotto, sarebbero arrivate disgrazie.

Ed è proprio a questa leggenda che la tradizione lega il nome di Castel dell’Ovo.
Virgilio, dunque, avrebbe nascosto un uovo nelle segrete del castello.
Non di Pasqua.
Ma con una sorpresa decisamente più importante dentro:
il destino di Napoli.
Quando una leggenda diventa quasi una questione pubblica
La cosa straordinaria è che la storia dell’uovo non rimase confinata a una favola raccontata la sera.
La leggenda divenne talmente radicata che, quando nel XIV secolo il castello subì gravi danni, secondo la tradizione la regina Giovanna I dovette rassicurare la popolazione sull’integrità, o sulla sostituzione, del famoso uovo per evitare che si diffondesse il panico.

Pensiamoci.
Un castello crolla.
La gente si preoccupa.
E qualcuno deve tranquillizzarla sull’uovo nascosto da Virgilio.
A quel punto il poeta latino aveva definitivamente cambiato mestiere.
A proposito della regina Giovanna I, sembra che sia quella che Il suo fantasma sarebbe stato visto nei luoghi legati alla sua storia e, secondo una delle versioni popolari, il 27 luglio, anniversario della morte, tornerebbe a manifestarsi.
Ma qui c’è una piccola avvertenza.
Il volto della regina apparirebbe deformato dal dolore.
E chi incrociasse il suo sguardo…
Be’, secondo la leggenda non avrebbe molto tempo per raccontare l’esperienza.
Anche a Napoli anche i fantasmi hanno una storia.
Virgilio, però, a Napoli c’era stato davvero
Ed è forse questo il particolare più bello di tutta la storia.
Dietro il mago, l’uovo e le leggende c’era un uomo che Napoli l’aveva realmente vissuta.
Virgilio l’aveva scelta per studiare, vi aveva trascorso lunghi periodi e l’aveva ricordata con affetto nei suoi versi.
E proprio a Piedigrotta esiste ancora oggi uno dei luoghi più legati alla sua memoria: il Parco Vergiliano, da non confondere con il Parco Virgiliano di Posillipo.

Si trova lungo la salita della Grotta, dietro la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, e conserva il sepolcro che la tradizione attribuisce a Virgilio.
Poco distante si trova anche il monumento funebre di Giacomo Leopardi.
Due giganti della poesia, separati da quasi duemila anni, riuniti in pochi metri.
Il parco è piccolo, raccolto, quasi nascosto dal rumore della città.
E forse proprio per questo conserva ancora qualcosa di quella Napoli sospesa tra storia, poesia e leggenda.
Una città capace di prendere un poeta e, secolo dopo secolo, trasformarlo in sapiente, mago e quasi protettore.
E Napoli fece il resto
Alla fine una delle leggende attribuite a Virgilio finì perfino per dare il nome a uno dei castelli più famosi della città
Forse è questo il modo più napoletano possibile di ricordare qualcuno.
Non basta dedicargli una lapide.
Bisogna raccontargli una storia.
E magari metterci dentro anche un uovo.

PS. Attenzione, che siano uova originali. 🙂
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