Kadıköy: la mia Istanbul

Il luogo nel quale, oggi, preferisco arrivare

Se dovessi indicare il quartiere di Istanbul nel quale oggi preferisco alloggiare, non avrei molti dubbi.

Kadıköy.

Non perché sia necessariamente il più bello.

Non perché custodisca i monumenti più importanti.

E nemmeno perché rappresenti quell’Istanbul che normalmente compare sulle copertine delle guide turistiche.

Kadıköy mi piace per un motivo molto più semplice.

Ci sto bene.

Ed è una differenza enorme.

Quando frequenti spesso una città, a un certo punto smetti di chiederti quale sia la zona che devi assolutamente vedere.

Cominci invece a domandarti:

dove voglio tornare?

Per me, a Istanbul, la risposta è diventata Kadıköy.

Una città dentro la città

È nella parte asiatica.

Ma dire semplicemente “quartiere” rischia di essere riduttivo.

Kadıköy ha una vita propria.

Alberghi di ogni categoria.

Ristoranti.

Lokante.

Bar.

Pasticcerie.

Mercati.

Negozi.

Strade piene di ragazzi.

Pendolari.

Famiglie.

Persone che arrivano.

Persone che partono.

E naturalmente gente che mangia praticamente a qualsiasi ora.

In alcune delle sue stradine centrali l’affollamento è continuo, ma raramente mi dà fastidio.

È un affollamento vivo.

Allegro.

Quasi gioioso.

Non hai la sensazione che migliaia di persone siano state portate lì perché qualcuno ha scritto su una guida:

“Questa è una delle cose da vedere a Istanbul.”

Sono lì perché Kadıköy è il loro quartiere.

Ed è proprio questo che mi piace.

Il mercato

Nel centro c’è anche una grande zona di mercato che, soprattutto le prime volte, può ricordare vagamente un piccolo Gran Bazar.

Naturalmente le dimensioni e la storia non sono confrontabili.

Ma ritrovi quell’idea di stradine nelle quali continui a passare da un negozio all’altro.

Pesce.

Carne.

Formaggi.

Spezie.

Olive della più svariate qualità.

Dolci.

Frutta.

Verdura.

Pane.

Piccoli ristoranti.

Locali nei quali qualcuno sta preparando qualcosa.

E qui ritorna quell’Istanbul che preferisco.

Non quella costruita intorno al visitatore.

Quella che esiste indipendentemente dalla tua presenza.

Tu puoi soltanto entrarci.

Guardare.

E magari fermarti a mangiare.

A Kadıköy il problema è decidere dove mangiare

E qui, naturalmente, per me iniziano i problemi seri.

Perché quando ci sono troppi posti dove mangiare bisogna prendere decisioni importanti.

Ci sono locali di ogni genere.

Piccole lokanta.

Ristoranti più strutturati.

Street food.

Dolci.

Caffè.

E alcuni nomi che nel tempo sono diventati dei punti di riferimento.

Uno è Çiya, uno di quei luoghi che hanno contribuito a far conoscere una cucina turca molto più ampia di quella che spesso il visitatore immagina fermandosi al kebab.

Locale conosciuto soprattutto per il lahmacun, una focaccia sottilissima e croccante, diffusa in Turchia e in tutto il Medio Oriente, spesso definita semplicemente come “pizza turca” o “pizza armena”.

È condito con carne trita, di agnello, di manzo oppure con una miscela delle due, pomodoro, peperoni, cipolla, spezie e prezzemolo.

Arriva al tavolo così, aperta:

Si spreme sopra un po’ di limone, la si arrotola, la si prende con le mani e si comincia a gustarla.

Di una bontà eccezionale, proprio per la sua semplicità.

E proprio di fronte c’è un altro locale che prepara una çorba capace di far impazzire il mio grande amico Omer.

E non soltanto lui.

Anche me.

Ma della nostra çorba preferita ho già parlato nel capitolo 7, quindi lasciamo stare il salato.

Perché c’è un altro locale al quale sono particolarmente affezionato.

E comunque, come direbbe chi mi conosce: quando si tratta di food, che cosa non conosce Carlo? 😄

Il “Şekerci Cafer Erol”.

Una vera istituzione.

Entrarci significa trovarsi davanti a colori, dolci, caramelle, lokum, cioccolato e preparazioni tradizionali sistemate con quella cura estetica che i turchi riescono a mettere perfino nelle cose destinate a scomparire dentro uno stomaco pochi minuti dopo.

Mele caramellate.

Quando passo da quelle parti, difficilmente riesco a ignorarlo.

Del resto bisogna rispettare le tradizioni.

Specialmente quando contengono zucchero.

Una delle caratteristiche di questo superbo ed elegante Gran Café è che, in diversi periodi dell’anno, l’intera facciata della palazzina viene allestita con decorazioni sempre diverse.

Ogni volta cambia volto.

E ogni volta è uno spettacolo.

La foto qui sopra, ad esempio, mostra una delle loro decorazioni dedicate ai famosi biscotti Lotus.

Ma Kadıköy per me è soprattutto una posizione perfetta

C’è poi un aspetto molto pratico.

Kadıköy è un enorme punto di interscambio.

Ed è uno dei motivi per cui, dopo aver imparato quanto possa essere complicato attraversare Istanbul in automobile, ho cominciato ad apprezzarla ancora di più.

Arrivando dall’aeroporto di Sabiha Gökçen, 

la metropolitana porta direttamente verso Kadıköy.

Gli autobus che servono gran parte della zona asiatica convergono nell’area.

Ci sono collegamenti con altri quartieri.

E soprattutto c’è il porto.

E qui, secondo me, comincia la parte più bella.

Il traghetto

Potrei attraversare Istanbul in metropolitana.

Potrei utilizzare il Marmaray.

Potrei prendere un autobus.

Ma se ho tempo e posso scegliere…

traghetto.

Sempre.

Da Kadıköy partono collegamenti verso diversi punti della parte europea.

E ogni volta accade la stessa cosa.

Salgo.

Mi siedo.

Se capita prendo un çay.

Il traghetto lascia il porto.

E lentamente Kadıköy comincia ad allontanarsi.

Davanti appare il Bosforo.

Poi il profilo delle moschee.

Le cupole.

I minareti.

I gabbiani che sembrano conoscere gli orari dei traghetti meglio dei passeggeri.

E dall’altra parte c’è l’Europa.

È trasporto pubblico.

Questa è forse la cosa più incredibile.

Non stai facendo una crociera.

Non hai comprato un’escursione.

Stai semplicemente andando da una parte all’altra della città.

Solo che per farlo…

cambi continente.

E dopo tanti anni continuo a trovare questa cosa straordinaria.

Una normalità che normale non è

Per chi vive a Istanbul attraversare il Bosforo è una cosa normalissima.

Si va al lavoro.

Si torna a casa.

Si va a trovare qualcuno.

Si prende il traghetto.

Fine.

Io quella normalità non sono mai riuscito a considerarla completamente normale.

Posso partire da Kadıköy.

Salire su un traghetto.

Bere un tè.

Guardare fuori dal finestrino.

E dopo poco essere a Eminönü, Karaköy o in un’altra zona della parte europea.

Oppure posso fare il percorso contrario.

E ogni volta penso:

sono appena passato dall’Asia all’Europa.

Detto così sembra l’inizio del racconto di una grande spedizione.

A Istanbul può significare semplicemente:

sto tornando in albergo.

Il mio rapporto con Kadıköy è cambiato lentamente

All’inizio era soltanto un nome.

Come tanti altri.

Anzi, per un certo periodo era addirittura un posto da evitare come la peste.

Almeno secondo Raghad.

Me la descriveva come una zona malfamata, poco raccomandabile, una parte di Istanbul nella quale non avrei avuto nessun motivo particolare per andare.

Con il tempo, però, cominciai a convincermi che quella descrizione avesse poco a che fare con Kadıköy e molto di più con il suo personale piano per tenermi lontano da una certa Istanbul.

Quella più popolare.

Oltre a quella dei traghetti, delle strade affollate.Quella dei mercati, dei ragazzi, dei locali.

Quella Istanbul che è continuamente un crocevia di persone.

E proprio per questo, probabilmente, quella nella quale avrei potuto incontrare qualcuno dei suoi contatti.

Poi Kadıköy diventò una fermata.

Poi un punto nel quale cambiare mezzo.

Poi il porto.

Poi cominciai a conoscere le strade.

I locali.

I mercati.

Gli alberghi.

E, quasi senza accorgermene, da posto nel quale mi avevano consigliato di non andare diventò uno dei luoghi di Istanbul nei quali oggi preferisco stare.

I ristoranti.

Il mercato.

I locali.

I punti nei quali orientarmi.

Fino a quando smisi praticamente di pensarci.

Ed è proprio quello il momento nel quale capisci di conoscere davvero un luogo.

Quando non hai più bisogno di controllare continuamente la cartina.

Esci.

Giri a destra.

Poi a sinistra.

Sai dove sei.

Sai dove vuoi andare.

E magari non vuoi andare da nessuna parte.

Vuoi semplicemente camminare.

Istanbul non è soltanto Sultanahmet

Se qualcuno arriva per la prima volta a Istanbul è naturale che voglia vedere Santa Sofia.

La Moschea Blu.

Topkapı.

La Cisterna Basilica.

Il Gran Bazar.

E deve farlo.

Sono luoghi straordinari.

Ma quella è soltanto una parte della città.

La Istanbul che ho imparato ad amare maggiormente è anche quella nella quale le persone fanno la spesa.

Prendono un autobus.

Entrano in una lokanta.

Si incontrano per bere qualcosa.

Aspettano il traghetto.

Corrono perché lo stanno perdendo.

Oppure rimangono tranquillamente sedute a guardare il Bosforo.

Oppure fermandosi ogni volta ad ammirare gli ombrelli colorati sospesi sopra Ziya Bey Sokak, la Şemsiyeli Sokak di Kadıköy, perché certe cose, anche quando le hai viste tante volte, continuano a farti alzare gli occhi.

Kadıköy mi permette di vivere proprio questa Istanbul.

La prima volta cercavo un albergo vicino all’aeroporto

Ogni tanto penso al Carlo del 2015.

Quello che, non conoscendo Istanbul, cercò un grande albergo internazionale vicino ad Atatürk perché voleva partire da un punto sicuro.

Aveva senso.

Non conoscevo niente.

Oggi faccio un ragionamento completamente diverso.

Atterro.

So quale mezzo prendere.

So dove devo scendere.

So come raggiungere il quartiere.

So che dal porto posso attraversare il Bosforo.

E soprattutto so che, arrivato a Kadıköy, mi trovo in un luogo nel quale sto bene.

Non ho più bisogno che qualcuno mi spieghi Istanbul.

Naturalmente continuo a scoprirla.

Una città così grande non si finisce mai di conoscere.

Ma è cambiato il rapporto.

Nel 2015 cercavo un punto sicuro dal quale cominciare a esplorarla.

Oggi ho trovato un posto nel quale mi piace tornare.

Ed è forse questa la differenza fra conoscere una città…

e cominciare a sentirla un po’ propria.

Kadıköy, per me, è questo.

Non necessariamente la Istanbul più monumentale.

Non quella più famosa.

Non quella che metterei per prima in una lista delle cose da vedere.

È semplicemente…

la mia Istanbul.


🕌 Potrebbero piacerti anche

🇹🇷 Piccolo dizionario turco

In turco, la lettera ç si pronuncia come la c dolce italiana di “ciao”, “cena” e “cibo”.

Quindi, per ricordarlo facilmente:

  • çay – si pronuncia “ciai” e significa tè.
  • çorba – si pronuncia “ciorba” e significa zuppa.

Se sei arrivato fin qui, forse questo UIT ti ha lasciato un ricordo, un pensiero o il nome di qualcuno a cui vuoi bene.

A volte basta poco.

Un messaggio.

Una telefonata.

O semplicemente non rimandare a domani quello che possiamo dire oggi.

Clicca per condividere

Ora tocca a te, lascia un commento se ti va.

Opinioni, ricordi e critiche sincere sono sempre benvenuti. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *.

Continua a leggere

Da non perdere

Condividi la tua storia

Ogni storia può diventare un UIT.

Anche la tua.

Un ricordo che non vuoi dimenticare, un viaggio che ti è rimasto dentro, una ricetta tramandata in famiglia o un’esperienza che merita di essere raccontata.

Condividila con noi e trasformala in un UIT.

Perché le storie più belle sono quelle che continuano a vivere quando qualcuno decide di raccontarle.

Cosa vuoi cercare?