Su una parete di un elegante palazzo di Santa Lucia, a Napoli, c’è una targa di marmo.
Bisogna alzare un po’ gli occhi per notarla.
Le prime parole bastano:

«In questa casa si spense il forte intelletto di Francesco Torraca…»
Si potrebbe leggere il resto, ricordare chi fosse quell’uomo e poi continuare a camminare.
Sarebbe normale.
Il problema nasce quando si scopre chi altro è passato attraverso quel portone.
A quel punto continuare a camminare diventa un po’ più difficile.
L’indirizzo è:
via Generale Giordano Orsini 40.
Tenetelo a mente.
Perché tra il 1928 e il 1938, in appena dieci anni, quel civico finì per legare quattro persone che, ciascuna a modo proprio, avrebbero lasciato una traccia.
Un grande studioso di Dante.
Una giovane coreografa russa.
Un bambino destinato a raccontare Napoli attraverso filosofia e ironia.
E un altro bambino che il mondo avrebbe conosciuto con un nome completamente diverso da quello scritto sul certificato di nascita:
Bud Spencer.
Prima però bisogna capire dove siamo.
Perché anche il palazzo ha una storia.
Prima del palazzo c’era il mare
Prima, però, bisogna capire una cosa.
Quel palazzo non aveva secoli di storia alle spalle.
Ed è proprio questo a rendere tutto più curioso.
Oggi via Generale Giordano Orsini appartiene a uno degli scenari più riconoscibili di Santa Lucia.
Ma quella parte di Napoli non è sempre esistita così.
Tra la fine dell’Ottocento e gli anni successivi, le trasformazioni urbanistiche e le opere di colmata modificarono la linea della costa.
Detto molto più semplicemente:
dove oggi sorgono quei palazzi, prima c’era il mare.
Su quel nuovo suolo nacque un quartiere residenziale elegante, destinato soprattutto alla borghesia professionale e culturale della città.

Il civico 40 apparteneva proprio a quella Napoli nuova.
Negli anni Venti era praticamente appena nato.
Se fosse stato un palazzo vecchio di quattro secoli, il passaggio di personaggi illustri avrebbe avuto poco di sorprendente.
Quattrocento anni sono lunghi.
Qui invece no.
Il palazzo era nuovo.
E quasi subito il caso cominciò a distribuire le sue carte.
Terzo piano, 1928
Il 18 agosto 1928, al terzo piano di quel palazzo, nasce un bambino.
Si chiama Luciano De Crescenzo.
Naturalmente nessuno può sapere che diventerà ingegnere, dirigente IBM, scrittore, regista, sceneggiatore e attore.
E soprattutto nessuno può immaginare che riuscirà a fare una cosa piuttosto difficile:
far leggere libri di filosofia anche a chi non avrebbe mai pensato di comprarne uno.
Socrate, Eraclito, Epicuro, Zenone.
Nelle sue mani smetteranno di sembrare soltanto nomi da manuale.
Diventeranno persone.
Parleranno, discuteranno, si contraddiranno.
Qualche volta sembrerà quasi che siano scesi dall’Acropoli per sedersi a un tavolino di Napoli davanti a un caffè.
Ma tutto questo verrà molto dopo.
Nel 1928 Luciano è soltanto un bambino al terzo piano di una casa nuova, costruita su un pezzo di città che, pochi decenni prima, apparteneva ancora al mare.
Passa poco più di un anno.
E il palazzo distribuisce un’altra carta
Primo piano, 1929
Il 31 ottobre 1929, al primo piano dello stesso palazzo, nasce Carlo Pedersoli.
Anche in questo caso il futuro è ancora completamente nascosto.
Prima di diventare Bud Spencer ci saranno il nuoto, i record, le Olimpiadi, gli studi, i viaggi, la musica, il lavoro e una quantità quasi sospetta di esperienze vissute da un solo uomo.
Poi arriverà il cinema.
Napoli ha spesso incrociato il cinema in modi inattesi
E arriverà quel gigante capace di parlare poco, mangiare molto e risolvere discussioni estremamente complicate con metodi che difficilmente avrebbero trovato posto in un manuale di diplomazia.
Ma la coincidenza non finisce nel fatto che Luciano De Crescenzo e Carlo Pedersoli siano nati nello stesso palazzo.
I due si conoscevano.
Erano compagni di scuola.
Frequentavano gli stessi luoghi e condividevano quella Santa Lucia nella quale il quartiere nuovo confinava con il mondo popolare del Pallonetto, con Piazza del Plebiscito, Piazza Trieste e Trento e Via Toledo, dove qualche anno dopo un giovane motociclista napoletano avrebbe trasformato le strade della città in qualcosa di molto simile a un circuito.
De Crescenzo avrebbe ricordato molti anni dopo Carlo già più grande e più forte degli altri ragazzi, una presenza rassicurante quando c’era da affrontare qualche piccolo conflitto tra bande di ragazzini.

Ed è difficile non sorridere.
Perché significa che, molto prima che qualcuno inventasse Bud Spencer, Carlo Pedersoli aveva già cominciato inconsapevolmente a interpretarlo.
Non c’erano telecamere.
Non c’era Terence Hill.
E gli schiaffoni, speriamo, erano ancora pochi.
Ma il gigante buono sembrava essere già lì.
Al primo piano.
Nel 1929 compare anche Natalija
Ed è a questo punto che la storia smette di essere soltanto quella dei due celebri bambini napoletani.
Perché nello stesso civico, proprio nel 1929, risulta residente anche una giovane donna dal nome decisamente meno napoletano:
Natalija Šidlovskaja.

Era figlia di Julija Sedova, ballerina e coreografa russa legata ai grandi ambienti della danza europea.
Natalija seguirà quella stessa strada.
Diventerà coreografa e maestra di ballo, lavorerà anche al Centro Sperimentale di Cinematografia e sposerà il compositore e direttore d’orchestra napoletano Riccardo Vitale.
Dalla loro unione nascerà Milly Vitale, attrice destinata a lavorare anche nel cinema internazionale.
Ed ecco un’altra tessera.
Prima la filosofia e la scrittura.
Poi il futuro cinema popolare.
Adesso la danza, la musica e ancora il cinema.
Tutto intorno allo stesso portone.
E non abbiamo ancora incontrato l’uomo della targa.
Francesco Torraca, l’altra estremità della vita
La sua storia è completamente diversa.
Francesco Paolo Giuseppe Torraca era nato a Pietrapertosa nel 1853.
Quando De Crescenzo e Pedersoli vengono al mondo, Torraca appartiene già a un’altra generazione.
È stato allievo di Francesco De Sanctis, storico della letteratura, italianista, professore universitario e studioso della cultura medievale e umanistica.
Soprattutto è uno dei grandi studiosi italiani di Dante.
Ricoprirà anche incarichi pubblici fino a diventare senatore del Regno d’Italia.
Il suo indirizzo napoletano sarà proprio quello che ormai conosciamo:
via Generale Giordano Orsini 40.
Non sappiamo con certezza in quale anno vi si trasferì.
E non sappiamo se abbia mai incrociato Luciano sulle scale o visto il piccolo Carlo attraversare l’androne.
Potrebbe essere accaduto.
Oppure no.
E sarebbe sbagliato inventarlo soltanto perché sarebbe bello raccontarlo.
Quello che sappiamo è sufficiente.
Le loro vite furono legate allo stesso edificio, nello stesso straordinario decennio.
Torraca vi conclude la propria esistenza il 15 dicembre 1938.
La targa sulla facciata è ancora lì a ricordarlo:
«In questa casa si spense…»
Ed ecco che il cerchio temporale si chiude.
1928: nasce De Crescenzo.
1929: nasce Pedersoli.
1929: al civico 40 troviamo Natalija Šidlovskaja.
1938: lì muore Francesco Torraca.
Dieci anni.
Quattro persone che non avevano quasi niente in comune
Ed è forse questa la parte più affascinante.
Se nello stesso palazzo fossero vissuti quattro letterati, la coincidenza avrebbe avuto una sua logica.
Se fossero stati quattro musicisti, altrettanto.
Invece no.
Erano diversissimi.
Francesco Torraca: letteratura, ricerca, insegnamento.
Natalija Šidlovskaja: danza e coreografia.
Luciano De Crescenzo: filosofia, scrittura, cinema, divulgazione.
Carlo Pedersoli: sport, musica, cinema e spettacolo.
Quattro linguaggi completamente diversi.
Eppure tutti, in qualche modo, hanno lasciato qualcosa agli altri.
Torraca attraverso lo studio e la parola.
Natalija attraverso il movimento.
De Crescenzo attraverso il pensiero e il sorriso.
Bud Spencer attraverso un linguaggio popolare capace di attraversare frontiere e generazioni.
Messa in maniera meno solenne:
uno scriveva di Dante.
Una danzava.
Uno spiegava Socrate.
L’altro prendeva a sberle i cattivi.
Probabilmente una riunione condominiale sarebbe stata memorabile.
Naturalmente una spiegazione esiste
Prima di chiamare in causa stelle, pianeti o qualche santo particolarmente creativo, bisogna essere seri.
Il civico 40 era un edificio nuovo e prestigioso della nuova Santa Lucia.
Gli appartamenti erano grandi, moderni per l’epoca e pensati soprattutto per famiglie appartenenti alla borghesia professionale e culturale.
Era quindi perfettamente plausibile che quel palazzo attirasse professori, professionisti e persone legate alle arti.
Questa è la spiegazione razionale.
Ed è convincente.
Fino a un certo punto.
Perché spiega che tipo di persone potessero abitare lì.
Non spiega perché proprio lì, e proprio in così pochi anni, il caso abbia concentrato quelle quattro storie.
È la differenza tra probabilità e coincidenza.
La prima si calcola.
La seconda si racconta
Poi il caso aggiunge un’altra firma
Francesco Torraca aveva iniziato molto giovane la propria attività intellettuale collaborando anche con alcuni giornali napoletani.
Tra questi ce n’era uno che esiste ancora:

Il Roma.
Passano gli anni.
Torraca muore.
Il mondo cambia.
Arrivano la televisione, il cinema moderno, Internet.
E molto tempo dopo proprio Il Roma avrà per un periodo la propria sede a…
via Generale Giordano Orsini 40.
Il giornale sul quale Torraca aveva scritto da giovane finisce, dopo più di un secolo, nel palazzo nel quale aveva concluso la propria vita.
No.
Non dimostra niente.
Ma bisogna riconoscere che il caso, quando vuole, sa costruire finali migliori di parecchi sceneggiatori.

Allora era soltanto un palazzo?
Probabilmente sì.
Quattro mura non scelgono chi deve abitarle.
Un portone non conosce il futuro delle persone che lo attraversano.
E un numero civico non ha memoria.
Almeno razionalmente.
Eppure proviamo per un momento a tornare alla fine degli anni Venti.
Il palazzo è nuovo.
Anche il terreno sul quale sorge, in un certo senso, lo è: pochi decenni prima lì arrivava il mare.
Al primo piano c’è un bambino destinato a diventare uno degli italiani più riconoscibili nel mondo.
Al terzo ce n’è un altro che, molti anni dopo, riuscirà a parlare di filosofia facendoci sorridere.
Nello stesso civico vive una giovane donna legata alla grande tradizione della danza russa.
E in quella casa terminerà la propria vita uno dei grandi studiosi italiani di Dante.
Forse alcune di quelle persone non si incontrarono mai.
Non abbiamo bisogno di immaginarlo.
Ci basta sapere che lo stesso indirizzo le ha raccolte.
La spiegazione razionale dice che fu una coincidenza.
Ed è quasi certamente così.
Ma esistono coincidenze piccole, che scompaiono appena le notiamo.
E poi ce ne sono altre che sembrano chiedere di essere raccontate.
Via Generale Giordano Orsini 40 appartiene alla seconda categoria.
Un pezzo di città conquistato al mare.
Un palazzo appena costruito.
Quattro vite speciali.
Dieci anni.
Forse lassù nessuno aveva organizzato niente.
Forse il destino quel giorno non era nemmeno di turno.
Ma tra il 1928 e il 1938, in quel palazzo di Santa Lucia, il caso sembra proprio aver lavorato un po’ più del necessario.
E se vi capita di passare da quelle parti, fate una cosa semplice.
Fermatevi.
Alzate gli occhi verso quella targa.
Poi guardate il portone.
Perché qualche volta, per trovare una storia, non bisogna andare molto lontano.
Bisogna soltanto sapere dove guardare.
E questa è esattamente una di quelle storie che UITUIT non poteva lasciare passare.

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