Auto d’epoca: dal garage alla strada, tra pratiche, costi e raduni

Auto d'epoca in garage
Dopo l’acquisto comincia un altro viaggio: documenti, certificazione e spese da conoscere, prima di portare la propria macchina del tempo sulle strade e nei raduni italiani.

Questo nuovo articolo nasce dal desiderio di completare il percorso iniziato con Auto d’epoca iconiche: guida tra stile, tecnica e mercato

 aggiungendo un altro capitolo a una passione fatta di ricordi, scelte e piacere di guida.

La prima volta che aprite il garage e la trovate lì, finalmente vostra, probabilmente vi fermate a guardarla.

Che sia una storica, una cosiddetta auto d’epoca o una youngtimer, l’emozione comincia da quel momento.

La linea del cofano, il volante, quell’odore degli interni che le auto nuove non hanno più.

Magari è il modello che vedevate passare da ragazzi. Oppure quello che avete scoperto più tardi e che, senza fare troppo rumore, è diventato un desiderio.

Poi, insieme alla voglia di girare la chiave, arriva una domanda molto concreta: adesso, cosa serve per metterla su strada?

Dopo i modelli che fanno sognare e le verifiche prima dell’acquisto, questo terzo capitolo affronta le pratiche, le spese e le occasioni per godersi la propria macchina del tempo.

Auto d’epoca o storica: la differenza conta

Nel linguaggio comune chiamiamo “d’epoca” quasi tutte le auto del passato.

Auto a confronto

Nei documenti, però, le parole hanno un significato preciso.

Secondo l’articolo 60 del Codice della strada, i veicoli d’epoca sono cancellati dal PRA, destinati alla conservazione e possono circolare soltanto nelle occasioni autorizzate.

Diverso è il caso dei veicoli di interesse storico e collezionistico, che possono invece circolare normalmente quando possiedono i requisiti previsti.

Se quindi immaginate la vostra auto non soltanto ferma in garage, ma su una strada panoramica o in fila con altre storiche durante un raduno, è questa seconda categoria quella che vi interessa davvero.

Prima dell’acquisto, fate parlare i documenti

Il primo controllo dovrebbe cominciare prima della caparra.

Chiedete al venditore copia dei documenti di circolazione, il numero di telaio, la documentazione che attesta la proprietà ed eventuali certificazioni già disponibili.

Prima di concludere l’acquisto, fate esaminare il fascicolo da un ufficio competente oppure da un’agenzia che abbia esperienza specifica con i veicoli storici.

Perché due auto apparentemente simili possono richiedere pratiche completamente diverse.

Tutto dipende dalla storia amministrativa della vettura.

SituazionePercorso da verificare
Già immatricolata in Italia, con documenti regolariPassaggio di proprietà ed eventuale riconoscimento storico.
Già immatricolata in un Paese UEVerifiche preliminari, nazionalizzazione e iscrizione al PRA.
Proveniente da un Paese extra UEDocumentazione doganale, valutazione tecnica, eventuali adeguamenti e approvazione, poi immatricolazione e PRA.
Radiata o senza documenti regolariRicostruzione della situazione giuridica e verifica delle condizioni per la riammissione.

Per le auto importate, la Motorizzazione verifica innanzitutto la documentazione tecnica e la regolarità degli adempimenti amministrativi e fiscali.

Quando la procedura lo consente, la pratica può essere gestita attraverso lo Sportello Telematico dell’Automobilista. Negli altri casi, invece, occorre passare prima dalla Motorizzazione e successivamente dal PRA.

E qui conviene fare attenzione a un equivoco piuttosto comune.

Un’auto americana esposta in Olanda non è necessariamente già immatricolata nell’Unione Europea.

Potrebbe trovarsi lì con documenti statunitensi e documentazione doganale, senza avere ancora una vera storia amministrativa europea.

Prima di comprarla, quindi, non basta chiedersi dove si trova.

Bisogna capire con quali documenti è arrivata fin lì e quale percorso sarà necessario per immatricolarla in Italia.

Il CRS: un riconoscimento, non un’immatricolazione

Il certificato di rilevanza storico applicato sul libretto di circolazione

Il Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica, più semplicemente CRS, certifica il riconoscimento storico del veicolo.

Nel percorso ASI ci si rivolge a un club federato, presentando fotografie, dati tecnici e documentazione della vettura.

Vengono valutati diversi elementi: anzianità, caratteristiche, originalità e stato di conservazione.

Aver compiuto vent’anni, però, non significa ottenere automaticamente il certificato.

Per un’auto già regolarmente immatricolata in Italia, il riconoscimento storico non comporta una nuova immatricolazione soltanto perché la vettura ha superato i vent’anni.

Si procede invece con la certificazione e, quando previsto, con l’annotazione sul documento di circolazione.

Diverso è il caso di una vettura radiata o priva di documenti regolari.

In queste situazioni il CRS può diventare uno degli elementi necessari per rimettere l’auto in circolazione, insieme ad altre verifiche, dichiarazioni sugli eventuali lavori eseguiti e, nei casi previsti, visita e prova.

Le procedure cambiano quindi in base alla storia amministrativa della vettura.

Per questo, quando vi rivolgete a un club, la domanda più utile è molto semplice:

«Mi serve il riconoscimento storico di un’auto che già circola oppure devo rimettere in circolazione una vettura che oggi non può farlo?»

Quanto costano le pratiche?

Qui arriva una delle domande che prima o poi fanno tutti.

Quanto costa “fare storica” un’auto?

La risposta è: non esiste una cifra unica.

Bisogna distinguere tra certificazione, imposte, operazioni tecniche ed eventuale compenso dell’agenzia o dell’intermediario.

Per avere almeno un riferimento concreto, la Scuderia Veltro, club di veicoli storici di Cuneo federato ASI, pubblica un tariffario 2026 consultabile.

È bene chiarirlo subito: si tratta dei costi indicati da quel club, non di tariffe valide in tutta Italia.

Voce inizialeRiferimento concreto
Prima iscrizione al clubScuderia Veltro, formula base 2026: 130 €.
Domanda CRSNello stesso tariffario: 30 €, oltre alla quota associativa.
Annotazione del CRSProcedura pubblicata dall’UMC di Torino: 26,20 € di diritti e bollo, oltre alle commissioni e all’eventuale agenzia.
Emolumenti ACI per iscrizione del veicolo importato27 €.
Bolli indicati da ACI per la parte PRA della nazionalizzazione16 € + 16 €; non sono il costo completo dell’immatricolazione.
IPT agevolata per auto ultratrentennale non professionale51,65 €, con i requisiti previsti e richiedendo l’agevolazione.
Targhe, controlli tecnici e altre operazioniImporto da determinare secondo il procedimento.
Agenzia, trasporto, traduzioni e documentazione tecnicaPreventivi separati.

Le cifre derivano da tariffari e istruzioni pubblicati, ma attenzione: non vanno sommate automaticamente tutte insieme.

Ogni pratica richiede soltanto le voci effettivamente pertinenti.

Per le auto ventennali, inoltre, non esiste la stessa riduzione IPT nazionale prevista per le ultratrentennali.

Nel caso di un’importazione extra UE, bisogna poi considerare anche eventuali oneri doganali e fiscali, che dipendono dalla classificazione e dalla situazione concreta del veicolo.

Insomma, definirla semplicemente “auto d’epoca” non basta a stabilire quanto si pagherà.

Quando chiedete un preventivo, fatevi quindi indicare separatamente:

tasse, diritti, compensi professionali ed eventuali esclusioni.

Perché un prezzo molto basso, se lascia fuori collaudi, traduzioni, pratiche aggiuntive o adeguamenti tecnici, può raccontare soltanto metà della storia.

Quanto costa tenerla ogni anno?

Avere già un garage è certamente un vantaggio.

Ma il ricovero è soltanto una parte del bilancio.

Per le auto tra venti e ventinove anni, la normativa nazionale prevede una riduzione del bollo del 50%, a condizione che il veicolo disponga dei requisiti previsti, compreso il CRS e la relativa annotazione sulla carta di circolazione.

Le singole Regioni possono però prevedere condizioni ancora più favorevoli.

Per le ultratrentennali, quando non sono adibite a uso professionale, è invece prevista l’esenzione dalla tassa automobilistica di possesso.

Se però l’auto circola su strada, può essere dovuta una tassa di circolazione annuale, il cui importo varia secondo la Regione.

In Emilia-Romagna, per esempio, un’auto ultratrentennale utilizzata su strada paga 25,82 euro all’anno.

La Regione prevede inoltre specifiche agevolazioni anche per alcune auto ultraventennali riconosciute di interesse storico.

Morale?

Comprare una youngtimer può costare relativamente poco. Gestirla bene, invece, richiede di conoscere prima tutte le voci che arrivano dopo il prezzo d’acquisto.

Spesa ricorrenteCome valutarla
Bollo o tassa di circolazioneSecondo età, certificazione, Regione e utilizzo.
AssicurazionePreventivo riferito a vettura, conducenti, utilizzo e garanzie.
Quota del clubNell’esempio Scuderia Veltro: rinnovo base 105 € nel 2026. È distinta dal rilascio del CRS.
RevisioneGeneralmente biennale; riferimento 79,02 € presso un centro autorizzato. Verificare tariffa e sede competente alla prenotazione.
ManutenzioneControlli periodici e accantonamento per guasti, pneumatici e batteria.
RicoveroGarage proprio oppure affitto.
Raduni e viaggiCarburante, pedaggi, iscrizioni, pasti ed eventuali pernottamenti.

Il costo della revisione, rapportato su base annua, equivale a circa 39,51 euro di accantonamento.

Non significa, naturalmente, che quella cifra venga pagata ogni anno: serve soltanto a distribuire nel tempo una spesa periodica.

Per le assicurazioni dedicate alle auto storiche il discorso cambia ancora.

Le polizze possono prevedere condizioni, garanzie e limitazioni molto diverse tra loro, quindi il prezzo va sempre letto insieme a ciò che realmente viene coperto.

Anche sulla manutenzione è difficile indicare una cifra valida per tutti.

Il preventivo più attendibile resta quello di un’officina che conosce bene il modello e, soprattutto, ha potuto vedere l’auto.

Perché due vetture della stessa età possono avere alle spalle storie completamente diverse.

Le esperienze recenti: quando la pratica funziona

Le procedure diventano spesso più comprensibili quando qualcuno racconta come le ha affrontate nella realtà.

Bisogna però distinguere bene due situazioni:

annotare il CRS su un’auto già immatricolata in Italia non è la stessa cosa che nazionalizzare un’auto acquistata all’estero.

Sono pratiche differenti, con documentazione, tempi e costi che possono cambiare parecchio.

Sul forum Beetle Club Italia, il 1° giugno 2026, un proprietario racconta di aver ricevuto il CRS tramite il proprio club dopo circa un mese.

Successivamente si è rivolto a un’agenzia per far annotare il riconoscimento sul documento di circolazione.

Secondo il suo racconto, questa seconda operazione è stata completata in circa quindici minuti, con una spesa di 80 euro comprensiva dei diritti di agenzia.

Attenzione però al dettaglio.

Quegli 80 euro riguardano l’annotazione e non comprendono necessariamente l’iscrizione al club o il rilascio del CRS.

Allo stesso modo, i quindici minuti raccontati dall’utente descrivono il tempo trascorso in agenzia, non l’intero percorso necessario per ottenere il riconoscimento storico.

Nella stessa discussione, il 7 febbraio 2026, un altro proprietario racconta invece di aver avuto difficoltà nell’individuare sul portale la prenotazione e i pagamenti corretti.

Dopo aver ricevuto alcuni chiarimenti, il 2 marzo conferma di essere riuscito a completare la procedura.

È un piccolo esempio, ma piuttosto eloquente.

Anche una pratica apparentemente semplice può trasformarsi in qualche passaggio in più se non si conoscono esattamente il servizio da selezionare, i documenti da presentare e i pagamenti da effettuare.

Per questo conviene arrivare all’appuntamento con documenti, ricevute e pagamenti già controllati.

Un controllo fatto prima può evitare un secondo viaggio.

Queste testimonianze riguardano però auto già circolanti e successivamente riconosciute di interesse storico.

Non dimostrano che l’immatricolazione di una vettura importata dall’estero richieda gli stessi tempi o gli stessi costi.

Le novità sulle targhe storiche

Negli ultimi anni sono cambiate anche alcune procedure relative alle targhe.

Nel comunicato del 10 febbraio 2026, ASI descrive una semplificazione riguardante l’assegnazione delle targhe storiche.

In determinati casi è possibile procedere alla richiesta di immatricolazione dopo la produzione della targa, evitando così che un veicolo già regolarmente circolante debba necessariamente restare fermo durante l’attesa.

Sono state inoltre ampliate le possibilità di riproduzione delle targhe anteriori al 1952.

Anche qui, però, bisogna evitare un equivoco:

si tratta della procedura relativa alle targhe storiche e non di una semplificazione generale valida per qualsiasi auto importata dall’estero.

Un altro esempio arriva dal forum di Quattroruote.

Un motociclista racconta di aver dovuto presentare direttamente alcuni riferimenti normativi per riuscire a immatricolare una Honda del 1974 acquistata in Germania, le cui caratteristiche differivano dalla versione normalmente conosciuta dagli uffici.

La discussione era nata dal caso di un’auto americana proposta in vendita in Belgio ma ancora accompagnata da documentazione statunitense.

Esperienze di questo tipo sono interessanti perché mostrano quali problemi possono presentarsi nella pratica.

Restano però testimonianze personali.

Le interpretazioni normative riportate nei forum devono sempre essere verificate con Motorizzazione, PRA, agenzia competente o con il professionista che seguirà concretamente la pratica.

Ed è probabilmente questa la precauzione più importante prima dell’acquisto:

preparare il fascicolo dell’auto prima ancora di organizzare il viaggio per andare a ritirarla.

Meglio scoprire che manca un documento mentre l’auto è ancora in Germania o in Olanda, piuttosto che accorgersene quando è già parcheggiata nel garage di casa.

Finalmente, il primo raduno

Parodia iscrizione ASI alla buattella

Quando finalmente le carte sono a posto, arriva la parte più piacevole.

Qualcuno riconosce subito il modello dell’auto raccontata ne L’auto che voleva sembrare un TGV.

Un altro chiede del motore.

Un terzo guarda l’abitacolo e ricorda una vacanza fatta, tanti anni prima, proprio su quei sedili.

Ed è lì che il raduno cambia natura.

Non è più soltanto una fila di automobili parcheggiate una accanto all’altra.

Diventa un incontro tra persone, ricordi, curiosità e storie che sembravano dimenticate.

Per cominciare, sceglierei un’uscita vicina e un programma semplice.

Prima di iscriversi conviene chiedere bene quali vetture sono ammesse e cosa comprende la quota di partecipazione.

Pranzo, visite guidate, assistenza lungo il percorso ed eventuali pernottamenti possono infatti cambiare parecchio il costo finale.

Ma il primo raduno, quasi sempre, vale più della cifra pagata.

Perché è il momento in cui quella youngtimer smette definitivamente di essere soltanto un acquisto.

Comincia a diventare una storia.

I club e il Circuito Tricolore ASI

Il calendario ASI è un punto di partenza per cercare manifestazioni in tutta Italia.

Nel Circuito Tricolore 2026 figurano appuntamenti come Valli e Nebbie, Coppa Toscana, Gran Premio di Bari, Coppa della Perugina, Giro di Sicilia e Gran Tour delle Calabrie.

Ogni manifestazione ha requisiti e programma propri: verificate sempre quelli dell’edizione a cui intendete partecipare. asifed.it

1000 Miglia: il sogno da vedere passare

Manifesto commemorativo edizione Brescia

La 1000 Miglia è una manifestazione di regolarità con criteri specifici di ammissione, legati alla storia della corsa del 1927-1957 e alla certificazione nel Registro 1000 Miglia. Possedere un’auto storica non permette di iscriversi automaticamente. 1000miglia.it

Anche da spettatori, però, può regalare una giornata speciale: una piazza lungo il percorso, il rumore dei motori che si avvicina e la sensazione che la strada abbia cambiato epoca.

Gran Premio Nuvolari: la passione incontra il cronometro

Mamfifesto oiginale edizione Gran premio NuvolariIl Gran Premio Nuvolari, legato a Mantova e alla memoria del grande pilota, è un’altra manifestazione di regolarità da conoscere.

L’edizione 2026 si è svolta dal 17 al 20 settembre. Per partecipare occorre verificare requisiti sportivi, documenti e ammissione della vettura. Seguirla prima come pubblico può aiutare a capire se questa forma di automobilismo faccia per voi. www.gpnuvolari.it

Villa d’Este: osservare l’eccezionale

Il Concorso d’Eleganza Villa d’Este, a Cernobbio, porta sul Lago di Como automobili rare e preziose.

Auto storiche in esposizione

Le vetture sono selezionate; il pubblico segue programmi e modalità di accesso dedicati, anche a Villa Erba. L’edizione 2026 si è tenuta dal 15 al 17 maggio: per la successiva, date e biglietti vanno verificati sul sito ufficiale. www.concorsodeleganzavilladeste.com

È un’occasione per soffermarsi su ciò che spesso una fotografia non restituisce: le proporzioni, una cromatura, il disegno di un interno.

Bologna: incontrarsi anche prima di comprare

Auto e Moto d’Epoca è un salone dedicato a vetture, moto, ricambi e cultura motoristica. L’edizione 2026 è annunciata a Bologna dal 22 al 25 ottobre. autoemotodepoca.com

Può essere utile anche a chi sta ancora cercando: vedere esemplari diversi, parlare con specialisti e incontrare i club rende più concreta un’idea.

Anche tra gli stand, naturalmente, il prezzo esposto resta una richiesta. Prima dell’acquisto servono verifiche e confronti.

Una macchina del tempo, con una strada davanti

Se siete ancora nella fase dei sogni, nel mio articolo Auto d’epoca iconiche trovate sette modelli da cui cominciare.

Se invece l’auto è già nel vostro garage, il passo successivo potrebbe essere molto più semplice:

scegliere una destinazione, controllare che tutto sia pronto e partire.

Alla fine, pratiche, documenti e conti servono anche a questo.

A permetterci di aprire quella portiera con maggiore tranquillità e ritrovare il piacere che, all’inizio, ci aveva fatto desiderare proprio quell’auto.

E magari, al primo raduno, qualcuno si avvicinerà, la guarderà per qualche secondo e dirà:

«Sai, mio padre ne aveva una uguale».

A quel punto non starete più parlando soltanto di automobili.

Da lì comincia un altro UIT.

Fiat 127 anno 1977


🚘 Potrebbero piacerti anche

Se sei arrivato fin qui, forse questo UIT ti ha lasciato un ricordo, un pensiero o il nome di qualcuno a cui vuoi bene.

A volte basta poco.

Un messaggio.

Una telefonata.

O semplicemente non rimandare a domani quello che possiamo dire oggi.

Clicca per condividere

Ora tocca a te, lascia un commento se ti va.

Opinioni, ricordi e critiche sincere sono sempre benvenuti. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *.

Continua a leggere

Da non perdere

Condividi la tua storia

Ogni storia può diventare un UIT.

Anche la tua.

Un ricordo che non vuoi dimenticare, un viaggio che ti è rimasto dentro, una ricetta tramandata in famiglia o un’esperienza che merita di essere raccontata.

Condividila con noi e trasformala in un UIT.

Perché le storie più belle sono quelle che continuano a vivere quando qualcuno decide di raccontarle.

Cosa vuoi cercare?