Parte 3 – L’auto che voleva sembrare un TGV

Carlo e Giacomo affrontano la loro prima vera giornata alle Seychelles tra piccoli imprevisti, autobus spericolati e un curioso contrasto tra lavoro e atmosfera tropicale.

Capitolo 3 – Manager … in autobus

La sveglia suonò alle sette in punto.

Per un attimo mi dimenticai perfino di essere alle Seychelles.

Poi vidi fuori dalla finestra il mare, le palme e quel cielo che sembrava dipinto.

No, non era un sogno.

Eravamo davvero lì.

In cucina trovammo una graditissima sorpresa.

Una moka.

E perfino un po’ di caffè.

Per noi italiani il caffè non è una bevanda.

È un rito.

E quella moka, a diecimila chilometri da casa, aveva quasi il sapore di un abbraccio.

Mentre sorseggiavamo il caffè ripassammo il programma della giornata.

La telefonata dei referenti locali non sarebbe arrivata prima delle dieci.

Avevamo quindi un paio d’ore per risolvere il problema che ci aveva fatto sudare freddo il giorno prima.

Le carte di credito.

Dopo una rapida colazione ci vestimmo di tutto punto.

Giacca – Cravatta – Scarpe lucidate.

Sembravamo pronti per un consiglio di amministrazione.

Probabilmente eravamo gli unici due italiani arrivati alle Seychelles con una valigia piena di completi eleganti.

Più che in vacanza sembravamo due invitati a un matrimonio.

Grazie ai consigli della proprietaria di casa, che nel frattempo ci cambiò anche qualche euro in valuta locale, decidemmo di raggiungere Victoria in autobus.

Quando viaggio cerco sempre, appena posso, di fare quello che fanno le persone del posto.

Perché un Paese non lo conosci soltanto dagli alberghi.

A volte basta salire su un autobus.

Dopo una quindicina di minuti arrivò il nostro.

Più che un autobus sembrava un pulmino da una ventina di posti.

Già abbastanza pieno.

Salimmo.

Pagammo il biglietto.

E partimmo.

O almeno…

quello che io definisco “partimmo”.

Perché il conducente aveva uno stile di guida tutto suo.

Ancora oggi sono convinto che, prima di fare l’autista, progettasse montagne russe.

Ogni curva era affrontata con un entusiasmo decisamente superiore a quello che consiglierebbe il codice della strada.

Come diciamo a Napoli… “ca’ recchia ‘nterra.”

Praticamente fare la curva inclinandosi in modo tale da far strusciare l’orecchio sul fondo stradale.

Io e Giacomo ci guardavamo senza parlare.

E quando riuscivamo a superare la tensione, ogni tanto sorridevamo.

Ogni tanto ci aggrappavamo al sedile.

E ogni tanto controllavamo che le ruote fossero ancora attaccate al pullmino.

In compenso… in poco più di venti minuti arrivammo a Victoria.

Con lo stomaco leggermente sottosopra.

Ma vivi.

Poi, dopo aver preso altri autobus, ci rendemmo conto che alle Seychelles tutti gli autisti sembrano avere lo stesso stile di guida: il “roller coaster”.

La prima tappa fu una piccola banca.

Spiegammo il problema e l’impiegata sorrise.

Controllò le carte.

Poi ci guardò come si guarda qualcuno che ha dimenticato di togliere il freno a mano.

«Le carte funzionano perfettamente.»

Ci guardammo.

«E allora?»

«Non sono abilitate ai prelievi all’estero.»

Silenzio.

Bastò una telefonata alla banca italiana.

Cinque minuti.

Il problema che il giorno prima ci era sembrato una tragedia si risolse in meno tempo di un caffè.

Finalmente potevamo dedicarci al vero motivo per cui eravamo arrivati fin lì.

Avvisammo il Console che eravamo pronti.

Ora non restava che aspettare.

Così io e Giacomo, impeccabili nei nostri completi da manager, cominciammo a passeggiare per Victoria.

Ogni tanto incrociavamo turisti in infradito, costume da bagno e cappellino.

Poi guardavamo noi:

Giacca.
Cravatta.
Pronti all’incontro.

Sembravamo due bancari svizzeri finiti per errore in un catalogo di viaggi tropicali.

E la cosa buffa è che nessuno sembrava farci caso.

Alle 12:17 il mio telefono squillò.

Sul display comparve un numero della Francia.

Finalmente ci siamo, pensai.

Non potevo ancora saperlo, ma da quella telefonata il viaggio avrebbe preso una piega completamente diversa.

🚗 Continua l’avventura della Buattella:

➜ Parte 4 – La Buattella che voleva sembrare un TGV

📖 Gli episodi precedenti:

 

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