Tributo ad un amico: Bruce Payne

Per il grande pubblico Bruce Payne è l'attore dai personaggi inquietanti, da Passenger 57 a Dungeons & Dragons. Per me è soprattutto un amico. Dall'incontro a Roma ai viaggi a Lecce e Napoli, tra risate, amicizie nate quasi per caso e una cabriolet con la capote rotta, il ritratto di un uomo molto diverso dai personaggi che interpreta.

Tempo di lettura: 8 minuti

Ci sono persone che conosci perché qualcuno te le presenta.

E poi ci sono persone che, senza sapere bene come, a un certo punto entrano nella tua vita e ci rimangono.

Bruce Payne, per me, appartiene alla seconda categoria.

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Bruce e io. L’amico prima dell’attore.

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COME CI SIAMO CONOSCIUTI

La nostra conoscenza avvenne a Roma, attraverso una signora argentina che viveva nella Capitale e della cui famiglia Bruce era amico da molti anni.

Un giorno mi trovavo a casa sua.

C’era anche Bruce.

Ci presentarono.

Niente tappeti rossi.

Niente fotografi.

Nessuna musica da film in sottofondo.

Due persone che si incontrano.

Cominciammo a parlare.

E continuammo a farlo.

Da quel momento nacque un’amicizia sincera, spontanea, fatta di conversazioni, viaggi, incontri e soprattutto molte risate.

Perché una delle cose che ho scoperto conoscendo Bruce è che dietro l’attore capace di interpretare personaggi inquietanti, duri e spesso decisamente poco raccomandabili, c’è un uomo cordiale, curioso, ironico e sorprendentemente socievole.

Uno che ama parlare con le persone.

Osservarle.

Ascoltare le loro storie.

E, quando capita l’occasione giusta, divertirsi.

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Ci sono amicizie che non hanno bisogno di programmi. Cominciano con una conversazione e continuano nel tempo.

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DUE TURISTI A LECCE

Un giorno gli chiesi:

«Ti va di venire con me a Lecce?»

Non c’era un evento.

Non c’era un festival.

Non c’era una prima cinematografica.

Dovevo semplicemente andare a trovare un mio amico, Marco, istruttore di cavalli.

Bruce accettò.

E così partimmo.

Fummo ospiti di Marco e passammo due giorni a Lecce.

Bruce faceva il turista.

Io il cicerone.

Passeggiammo per la città, tra le strade del centro storico, le chiese, le piazze e quella pietra chiara che, quando arriva la luce giusta, sembra cambiare colore.

Bruce non conosceva Lecce.

Io ebbi il piacere di accompagnarlo alla scoperta di una città che amo.

Credo gli sia piaciuta molto.

Ma la cosa che ricordo più volentieri è la semplicità di quei due giorni.

Niente programmi.

Niente formalità.

Due amici in giro per una città.

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Bruce turista. Io cicerone. Due giorni alla scoperta di Lecce.

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NAPOLI, MIMMO E GLI INCONTRI CHE GENERANO ALTRI INCONTRI

Ci siamo rivisti anche a Napoli.

Ed è proprio grazie a Bruce che ho conosciuto una persona che sarebbe diventata per me un grande amico: Mimmo Fontanella.

A Mimmo ho dedicato una storia qui su UITUIT.

È una delle cose curiose della vita.

Conosci una persona.

Quella persona te ne fa conoscere un’altra.

E, lentamente, si crea una piccola geografia umana fatta di incontri, amicizie e storie.

Forse è proprio questo uno dei motivi per cui è nato UITUIT.

Ricordare le persone che abbiamo incontrato lungo il viaggio.

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📷 FOTO 4 — CARLO, BRUCE E MIMMO

Io, Bruce, Mimmo.

Ci sono incontri che ne generano altri. E qualche volta diventano amicizie.

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LEZIONI FONDAMENTALI DI LINGUA NAPOLETANA

Naturalmente, essendo napoletano, sentii anche il dovere morale di contribuire alla formazione linguistica di Bruce.

Cominciai dalle cose importanti.

Il caffè.

Gli insegnai un’espressione che considero indispensabile per comprendere la cultura napoletana:

«’O BROR’ ’E PURP’.»

Letteralmente:

il brodo di polpo.

Espressione utilizzata quando qualcuno ha il coraggio di servirti un caffè così lungo, acquoso e inconsistente da ricordare, appunto, il brodo di polpo.

Ma esiste anche una versione più sofisticata.

Più sarcastica.

Più crudele.

Davanti alla tazzina si osserva attentamente il contenuto e si domanda:

«MA ’A RANFETELLA DINT’ NUN CE STA?»

Ovvero:

«Ma il tentacolino dentro non c’è?»

Perché, visto che questo caffè sembra già brodo di polpo, manca soltanto il tentacolo come guarnizione.

Ogni volta che io e Bruce ricordiamo questa storia, ridiamo.

E credo che continueremo a farlo ancora per molto tempo.

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Per Bruce, erano necessarie alcune nozioni di lingua e cultura napoletana.

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BRUCE PAYNE E LA CIRCUMNAVIGAZIONE DI NAPOLI

C’è poi un episodio che non so come Bruce prenderà quando lo leggerà.

Ma ormai ho deciso di raccontarlo.

Un giorno mi trovavo a Napoli.

Bruce mi fece sapere che sarebbe arrivato da Roma perché doveva recarsi in una sartoria, appena fuori città, per alcuni abiti.

Mi offrii di accompagnarlo.

C’era però un piccolo problema.

La mia automobile.

Possedevo una piccola utilitaria cabriolet.

Molto simpatica.

Molto divertente.

Con un piccolo difetto.

LA CAPOTE NON SI CHIUDEVA.

Questo significava che avremmo dovuto affrontare il viaggio scoperti.

Il cielo era leggermente nuvoloso.

Ma la temperatura era intorno ai ventiquattro gradi.

Accettabile.

E poi eravamo a Napoli.

Città nella quale è sempre consigliabile non dare nulla per scontato.

Nemmeno le previsioni meteorologiche.

Andai a prendere Bruce alla stazione.

Partimmo.

Arrivammo alla sartoria senza problemi.

Tutto perfetto.

Quando terminammo la visita, però, fuori era cominciato il Diluvio Universale.

Fortunatamente avevo avuto un raro momento di lucidità e avevo parcheggiato l’automobile al coperto.

Aspettammo circa mezz’ora.

Finalmente smise di piovere.

Il cielo si aprì.

Ripartimmo.

Sembrava fatta.

Poi guardai l’orizzonte.

Nero.

Nuvole ovunque.

A quel punto adottai una tecnica di navigazione che probabilmente non viene insegnata nelle scuole guida.

Cominciai a guidare seguendo gli spazi tra le nuvole.

Come un marinaio.

Solo che invece di avere una barca avevo una cabriolet con la capote rotta.

Il percorso normale per tornare in città era di circa quindici chilometri.

Io ne feci quarantadue.

In pratica circumnavigai Napoli.

Ogni volta che vedevo una nuvola nera cambiavo direzione.

Destra.

Sinistra.

Tangenziale.

Strada secondaria.

Nuovamente destra.

Bruce, accanto a me, assisteva alla mia personale battaglia contro la meteorologia.

E incredibilmente il sistema funzionò.

Quasi.

Perché a un certo punto un po’ di pioggia la prendemmo.

Fortunatamente, viaggiando a una certa velocità, il parabrezza deviava gran parte dell’acqua.

Ma non tutta.

Ed è qui che conservo una delle immagini più divertenti della mia amicizia con Bruce Payne.

L’uomo che sullo schermo ha interpretato terroristi, criminali, stregoni e personaggi capaci di mettere in difficoltà eroi di ogni genere…

era seduto nella mia piccola cabriolet con la faccia praticamente incollata al parabrezza nel disperato tentativo di non bagnarsi.

Indimenticabile.

Non so come prenderà Bruce questa storia quando la leggerà.

Ma sono abbastanza sicuro che riderà.

Almeno spero.

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Quindici chilometri per tornare a Napoli. Io ne feci quarantadue. Tutto pur di evitare la pioggia.

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L’UOMO DIETRO I PERSONAGGI

Per il pubblico, Bruce Payne è naturalmente un attore.

E un attore con una presenza cinematografica difficile da dimenticare.

In Passenger 57 ha interpretato Charles Rane, il terrorista elegante, freddo e imprevedibile che affronta Wesley Snipes.

In Dungeons & Dragons è stato Damodar, personaggio oscuro e minaccioso che Bruce ha reso immediatamente riconoscibile.

In Highlander: Endgame ha interpretato Jacob Kell, un altro antagonista dotato di quella combinazione di intelligenza, pericolo e ironia che appartiene alle sue interpretazioni migliori.

Bruce possiede una qualità che non tutti gli attori hanno.

Quando entra in scena, accade qualcosa.

Non ha bisogno di alzare la voce.

Non ha bisogno di movimenti eccessivi.

Gli bastano uno sguardo.

Una pausa.

Un modo particolare di pronunciare una frase.

È quella che si chiama presenza.

La capacità di far percepire allo spettatore che dietro un personaggio esiste sempre qualcosa che ancora non conosciamo.

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Bruce Payne. L’attore e quella rara capacità di occupare la scena senza bisogno di alzare la voce.

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Ma conoscere una persona significa avere il privilegio di vedere ciò che il pubblico normalmente non vede.

E l’uomo che conosco io è molto diverso dai personaggi che spesso ha portato sullo schermo.

Bruce è una persona cordiale.

Generosa nel tempo che dedica agli amici.

Curiosa.

Attenta.

Capace di osservare le persone e le cose con grande precisione.

Ama parlare.

Ama raccontare.

Ma soprattutto ama ascoltare.

Gli piace stare con la gente.

Conoscere luoghi.

Entrare nei ristoranti, nelle case, nelle città e scoprire le persone che ci vivono.

Credo che questa curiosità sia anche una delle ragioni della sua capacità di essere attore.

Per interpretare gli esseri umani bisogna prima essere interessati agli esseri umani.

E Bruce lo è.

Molto.

Una bella persona

Potrei raccontare altri episodi.

Conversazioni.

Viaggi.

Telefonate.

Discussioni.

Risate.

E probabilmente un giorno lo farò.

Ma questo non vuole essere un articolo sulla carriera di Bruce Payne.

Per conoscere l’attore ci sono i film.

Questo è semplicemente il racconto di una persona che ho avuto la fortuna di incontrare.

E che, con il tempo, è diventata un amico.

Un amico con cui ho viaggiato.

Con cui ho riso.

Che mi ha fatto conoscere persone importanti della mia vita.

Al quale ho insegnato alcune espressioni napoletane assolutamente indispensabili per affrontare il mondo contemporaneo.

E con il quale ho persino circumnavigato Napoli per evitare la pioggia.

Con risultati quasi perfetti.

Le persone che incontriamo durante la vita non sono tutte destinate a rimanere.

Alcune passano.

Alcune scompaiono.

Alcune, invece, lasciano una traccia.

Bruce è una di quelle persone.

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E forse il modo migliore per concludere questo racconto è proprio affidarsi alle immagini che seguiranno tra poco…

Bruce e il suo amico Mimmo, dopo un fraintendimento, avevano smesso di parlarsi per un po’ di tempo.

Succede anche tra le persone che si vogliono bene.

Poi, un giorno, ci siamo ritrovati tutti insieme.

Qualche parola, qualche sorriso, il tempo di lasciare da parte ciò che li aveva divisi.

E la pace fu fatta.

Io?

Diciamo che ci misi una pezza.

Eh si! Carlo, ci ha messo una pezza!!!

E forse anche questo è un UIT.

Perché ci sono viaggi che ti portano dall’altra parte del mondo.

E altri che, semplicemente, riescono a riavvicinare due persone.

Queste righe non sono dedicate all’attore Bruce Payne.

Sono dedicate a Bruce.

A un amico.

 

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