Andrea Di Gennaro, l’uomo che disegna la realtà

Carlo racconta Andrea Di Gennaro, amico d’infanzia del rione INCIS: dai disegni realistici alle scenografie per fiction e teatro, un talento che continua ancora oggi a creare. Tutte le immagini di questo racconto sono reali, non generate dall’AI: qui creatività, manualità e intelligenza umana restano protagoniste.

Andrea Di Gennaro, l’uomo che disegna la realtà in maniera sorprendente.

Andrea abita ancora al rione INCIS, nella stessa scala in cui abitavo io.

È il fratello di Enzo, quello a cui ho dedicato il post Enzo e la cazzimma su quattroruote.

Enzo l’avevo conosciuto dal quinto piano del nostro palazzo.

Da lì era nata un’amicizia che ci avrebbe portati a frequentare insieme la quinta elementare. Andrea, più piccolo, si avviava invece alla terza.

Due fratelli, due caratteri completamente diversi.

Enzo aveva la sua cazzimma.

Andrea era calmo, riflessivo. E già da bambino aveva tra le mani un talento fuori dal comune: disegnava gli oggetti con una precisione tale da farli sembrare veri.

Dico disegnava perché sto parlando di quando eravamo piccoli.

Ma Andrea quella capacità ce l’ha ancora.

La esercita nel suo lavoro ogni volta che trasforma una superficie vuota in qualcosa davanti a cui viene voglia di fermarsi a guardare.

Il disegno sul termosifone

C’è una barzelletta che, ogni volta che la sento, mi fa pensare ad Andrea.

Non perché gli sia capitata davvero, ma perché rende l’idea di quanto possa essere convincente un disegno fatto bene.

Un padre si presenta a scuola con le labbra vistosamente gonfie.

I professori gli parlano del figlio: è sveglio, potrebbe impegnarsi di più.

Poi arriva quello di disegno, entusiasta.

«Suo figlio ha un talento straordinario. Disegna bicchieri, monete e oggetti di ogni genere in modo così realistico che sembrano pronti da toccare.»

Il padre cerca di rispondere. Con quelle labbra, parlare non è semplice.

«Caro prof…fessore… e secondo voi pecché tengo ’o musso accussì? Sapete che cosa ha disegnato, ’stu scurnacchiato, sul termosifone?»

Qui mi fermerei… ma credo di potervelo dire:

erano doije magnifiche zizze, esageratamente reali!!

Traduzione: “una coppia di seni femminili.”

Da un foglio bianco a un intero mondo

Dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte di Napoli, Andrea si è laureato brillantemente.

Un giorno, e sono passati almeno trentacinque anni, trovandomi a casa sua mi fermai a osservare un tavolino.

Sopra c’erano una carta da gioco, alcune medicine e, al centro, un bel merletto di pizzo bianco.

Provai a prendere la carta da gioco. Poi allungai la mano verso il blister delle compresse, infine provai a toccare il merletto.

Niente.

Provai ancora.

Era tutto disegnato.

Rimasi per qualche secondo incredulo.

L’illusione ottica era talmente perfetta che il mio cervello continuava a vedere oggetti veri appoggiati sul tavolo, non qualcosa nato da una matita e poi rifinito con il pennello.

E fu proprio in quel momento che pensai:

«Questo ragazzo diventerà un mostro.»

Non nel senso brutto della parola.

Un mostro di bravura.

creazione di un opera d'arte

Uno capace di ingannare l’occhio e trasformare una superficie piatta in qualcosa che sembrava possibile afferrare con le dita.

Andrea Di Gennaro e le scenografie

Infatti, Andrea oggi è diventato un artista professionista: prima pittore, poi autore di scene e ambienti capaci di ingannare l’occhio come i suoi disegni di quando era bambino.

Ha partecipato alla realizzazione di fiction come Il commissario Ricciardi,

Tra i suoi lavori ricordo il piccolo monumento dall’aspetto marmoreo posto prima della scalinata che, nella finzione, conduce alla questura di Napoli.

Il palazzo che compare sullo schermo è, nella realtà, la sede centrale delle Poste Italiane.

Ma anche il monumento ai caduti di guerra all’interno del cortile della questura.

Ricordo anche la parete realizzata per la scena dell’esplosione nel ristorante de I bastardi di Pizzofalcone, da cui i poliziotti escono illesi.

Andrea ha realizzato anche l’interno distrutto del locale

Dietro c’è il lavoro di chi ha saputo darle forma.

Sullo schermo è parte della storia.

Poi ci sono scene realizzate per L’amica geniale ma non solo, sono tanti i lavori creati da Andrea.

Trompe-l’œil, affreschi e scenografie teatrali

E Andrea continua a creare anche fuori dalle fiction.

Realizza scenografie teatrali e fondali di scena.

Dipinge soffitti con affreschi che, per ricchezza e abilità, mi fanno venire in mente Buonarroti.

Crea Trompe-l’œil nelle case di artisti conosciuti, immagini capaci di far dubitare di dove finisca il muro e dove cominci ciò che sembra reale.

Non sono stato solo io a “battezzarlo” in un certo modo: anche chi lo conosce lo chiama «mostro».

E lo diciamo con ammirazione, perché Andrea ha un talento evidente e un mestiere che continua a esercitare ogni giorno.

Abita ancora al rione INCIS.

Io l’ho visto crescere nella nostra scala e, insieme a lui, ho visto crescere anche la sua arte.

Oggi guardo ciò che realizza con lo stesso stupore di quando, da bambino, mi mostrava i suoi disegni.

È all’amico e all’artista che è ancora qui, presente, creativo e instancabile, che dedico questo UIT con grande affetto.

Proprio come ho fatto con il mio grande amico Bruce Payne: un omaggio a chi continua a lasciare un segno, qui e adesso.

Ma, visto che abbiamo parlato di suo fratello, una cosa devo aggiungerla.

Anche dopo un’intensa giornata di lavoro, distrutto dalla fatica, magari seduto sulle scale a riprendere fiato, Andrea ha ancora una certezza:

in macchina con Enzo non ci va.

Ed eccolo allora chiamare un radiotaxi.

Perché su questo non transige.

No, se piglia ’o tassì.

E si nun ce stanno ’e tassì, se piglia ’o pullman!


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3 risposte

  1. Grazie Carlo per la tua sincera ammirazione mi auguro di incontrarti presto così potrò abbracciarti è prendere un caffè insieme

    1. Andrea, più che ammirazione direi che è un giusto tributo al tuo essere artista. A quello che hai fatto, a quello che continui a fare e soprattutto al modo tutto tuo di vedere e trasformare la realtà.
      Il caffè e l’abbraccio, però, li prendo volentieri. Spero davvero di incontrarti presto. Appena vengo a Napoli ti busso al citofono… però ti avviso prima! 😊

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