Alla ricerca della cena esclusiva: quando mangiare diventa un lusso

Lusso ed eleganza a tavola
Quanto può costare una cena quando il ristorante diventa anche esperienza, ricerca, servizio ed esclusività? Da Villa Crespi a Da Vittorio, dall’Enoteca Pinchiorri ad Atelier Moessmer, siamo andati a verificare alcuni dei menu più costosi dell’alta cucina italiana. Poi, naturalmente, siamo passati da Napoli. E lì abbiamo trovato anche ’O Cunto. Un ristorante che non esiste, ma che potrebbe tranquillamente presentare il conto. 😄

Ci sono ristoranti dove vai a mangiare.

E poi ci sono ristoranti dove, prima ancora di sederti, probabilmente è meglio controllare il saldo del conto corrente.

Non è una critica all’alta cucina.

Dietro certi piatti ci sono ricerca, tecnica, personale altamente specializzato, materie prime di livello altissimo, cantine importanti, locali straordinari e anni di lavoro.

Però una domanda mi è venuta spontanea:

quanto può costare oggi una cena davvero esclusiva in Italia?

Così sono andato a dare un’occhiata.

Ma ai prezzi veri.

Quelli scritti sui menu.

E devo ammettere che, andando avanti, mi è venuta anche un’altra domanda:

a un certo punto stiamo ancora pagando una cena oppure siamo entrati in un’altra categoria di esperienza?

Atelier Moessmer: menu da 320 euro

A Brunico c’è l’Atelier Moessmer Norbert Niederkofler.

Esterno giardino Atelier Moessmer

Qui non si sceglie alla carta.

Il ristorante propone esclusivamente il percorso Cook the Mountain, a 320 euro a persona, bevande escluse.

L'ambiente interessante dell' Atelier Moessmer

L’abbinamento bevande indicato nel menu arriva a 220 euro, mentre quello analcolico costa 160 euro.

Tradotto:

se scegliamo anche l’abbinamento da 220 euro, siamo già a 540 euro a persona.

In due fanno 1.080 euro.

E siamo ancora all’inizio del nostro viaggio.

Villa Crespi: quanto costa il menu di Cannavacciuolo

Poi arriviamo sul lago d’Orta, da Antonino Cannavacciuolo.

La C3 dell'episodio di Bruce Payne

A Villa Crespi il menu degustazione Mettici l’anima costa attualmente 330 euro a persona.

Tra le proposte compaiono ostrica e caviale, animella, spaghetti con zafferano e ricci di mare, coscette di rana, cipolla e tartufo.

Per chi preferisce scegliere alla carta, due portate costano 230 euro e tre portate 290 euro.

Sala Villa Crespi

Ora, sia chiaro.

Io Cannavacciuolo lo guarderei cucinare pure una frittata.

E l’anima ce la metto.

Ma a 330 euro comincerei probabilmente a guardare anche quanto pane sto mangiando.

Non si sa mai.

Enoteca Pinchiorri: 390 euro prima dei vini

A Firenze troviamo uno dei nomi storici della ristorazione italiana: Enoteca Pinchiorri.

Ingresso enoteca Pinchiorri

Il menu degustazione Espressione costa 390 euro a persona, vini esclusi.

Volendo aggiungere una degustazione di quattro vini consigliati dal sommelier bisogna considerare altri 190 euro a persona.

Totale: 580 euro a testa. In coppia fanno 1.160 euro.

Interno sala all'aperto Enoteca Pinchiorri

A quel punto, personalmente, il sommelier potrebbe anche sedersi un poco con noi.

Ormai siamo praticamente soci.

Da Vittorio: il menu degustazione da 440 euro

Veduta dall'alto del ristorante Vittorio a BrusaportoA Brusaporto, vicino Bergamo, troviamo Da Vittorio, della famiglia Cerea.

Il percorso più importante si chiama Senza Confini.

Così come dovrebbe essere la capacità del portafoglio dopo aver letto anche la carta dei vini.

Dodici portate, 440 euro a persona, vini e bevande esclusi.

Elegante e intrigante la sala interna di Vittorio

Gli altri percorsi degustazione partono da 280 euro e arrivano a 320, ma è quel menu da 440 euro a portarci un altro gradino più in alto.

Per una coppia fanno 880 euro prima ancora di scegliere cosa bere.

E qui ormai la carta dei vini va aperta con la stessa cautela con cui si apre una raccomandata dell’Agenzia delle Entrate.

Un percorso suggerito:

A’ via ro’ bosco.

Piazza Duomo: quando una cena arriva a 1.000 euro

E poi arriviamo ad Alba.

Piazza Duomo, il ristorante di Enrico Crippa.

Tra i percorsi proposti c’è quello dedicato al Barolo.

Il ristorante propone anche un abbinamento con sei calici.

Menu più abbinamento:

500 euro.

Ma esiste anche la versione Barolo… Rarità.

Rarità… come quella dei fondi in questo momento presenti nel mio portafoglio.

E lì, sono sempre sei calici, questa volta dedicati ad alcune delle etichette più pregiate.

Bellissimo affresco della sala interna del ristorante Duomo ad Alba

Prezzo complessivo di menu e abbinamento:

1.000 euro a persona.

In due:
2.000 euro.

A quel punto non stai più cenando: stai partecipando a un evento.
E quasi ti sembra di dover fare la “busta” a chi ti ha invitato.

Poi ci pensi un attimo.
Non ti ha invitato nessuno.

Cosa si paga davvero in un ristorante stellato?

Ed è qui che la questione diventa interessante.

Perché sarebbe troppo facile ridurre tutto a:

“È una follia spendere queste cifre per mangiare.”

Non è proprio così.

Chi entra in questi ristoranti non compra soltanto pasta, carne, pesce o verdure.

Compra anche servizio.

Ricerca.

Ambiente.

Cantina.

Tecnica.

Tempo.

Personale.

Esclusività.

E soprattutto compra qualcosa che oggi viene venduto sempre più spesso insieme al cibo:

l’esperienza.

Il Papavero: la mia esperienza in uno stellato

Il piatto non deve semplicemente essere buono.

Deve raccontare qualcosa.

Deve sorprendere.

Deve essere fotografato.

Ricordato.

Raccontato agli amici.

In qualche caso deve probabilmente essere anche spiegato.

Molto spiegato.

Queste tre immagini sono quasi una sequenza e, tra l’altro, raccontano la mia ultima esperienza in un ristorante stellato Michelin.

Se vi trovate dalle parti di Eboli, 60 km a sud di Salerno, in centro c’è Il Papavero, una stella Michelin e un’esperienza che vale la pena raccontare.

Anche perché, rispetto alle cifre viste fin qui, il conto è decisamente più abbordabile:
100 euro a testa e via.

E proprio pensando a tutto questo mi sono chiesto:
possibile che Napoli debba restare fuori da questa corsa?

Assolutamente no.

Anche se a Napoli ci sono delle vere e proprie istituzioni come Palazzo Petrucci oppure Punto Nave, io mi immagino il mio ristorante stellato.

Ecco lo slogan iniziale della campagna marketing: 

A Napoli apre ’O Cunto

Immaginiamo quindi l’apertura di un nuovo ristorante partenopeo.

Nome:

’O Cunto

“il Conto”.

Chef Executive:

non si sa.

Probabilmente non esce mai dalla cucina.

Il menu degustazione si chiama:

Napoli, ma poco poco

Si comincia con:

Aria di mozzarella di bufala con ricordo di pomodoro
45 euro.

Segue:

Spaghetto alle vongole scomposto, con vongola emotiva
72 euro.

Poi:

Genovese concettuale senza cipolla visibile
89 euro.

Il piatto principale:

Ragù della domenica cotto lentamente mentre voi aspettate
110 euro.

Dessert:

Babà asciutto con nebulizzazione di rum
55 euro.

Menu degustazione completo:

495 euro.

Coperto:

35 euro.

Perché la sedia è di design.

Il conto a O'Cunto

Alla fine arriva il cameriere.

Silenzioso.

Elegantissimo.

Poggia sul tavolo una piccola scatola nera.

La apri.

Dentro non c’è il conto.

C’è un biglietto:

“Il conto ve lo mandiamo a casa. Non vogliamo rovinarvi la serata.”

Poi però c’è un’altra Italia

Ed è quella che conosco bene.

La trattoria.

Quella dove magari la tovaglia non arriva da Parigi.

Il cameriere non ti racconta per sette minuti da quale collina proviene la zucchina.

E il piatto non ha bisogno di istruzioni.

Ti siedi.

Antipasto.

Un primo fatto come si deve.

Magari un secondo.

Un bicchiere di vino.

Dolce o caffè.

E qualche volta riesci ancora ad alzarti avendo speso intorno ai venti euro.

Non avrai mangiato caviale.

Non avrai bevuto sei Barolo rarissimi.

E probabilmente nessuno verrà al tavolo a spiegarti il concetto filosofico della polpetta.

Ma magari esci e dici semplicemente:

“Mamma mia, quanto ho mangiato bene.”

Ed è qui che la faccenda diventa interessante.

Perché non esiste necessariamente una cena migliore dell’altra.

Esistono esperienze completamente diverse.

C’è chi cerca la cucina come spettacolo, ricerca e lusso.

E chi vuole soltanto sedersi davanti a un piatto fatto bene e goderselo.

Io una curiosità per quei menu da centinaia di euro ce l’avrei.

Certo che ce l’avrei.

Ma dopo aver pagato 1.000 euro per una cena, una cosa la pretenderei.

Non il caviale.

Non il tartufo.

Nemmeno il Barolo.

Mi devono portare fuori con la sedia papale.

Trattamento papale

E il parcheggio della Papamobile deve essere compreso nel prezzo. 😊

Nota editoriale: i prezzi citati sono quelli che risultano dai menu e dai sistemi di prenotazione consultabili al 1° ottobre 2026.


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